25 aprile, Giornata Mondiale contro la Malaria. Quanto stiamo facendo per sonfiggerla?

Il 25 aprile non è solo l’anniversario della Liberazione, ma è anche la Giornata Mondiale contro la Malaria.

Per l’Italia Ddt e bonifiche rappresentano un lontano, lontanissimo ricordo, ma in Africa ogni anno muoiono di malaria complicata più di un milione di persone. Cosa si fa e cosa si può fare per debellare la malattia che colpisce ancora i Paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Sud-Est Asiatico?

In settimana l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha pubblicato una revisione delle proprie linee-guida che invita alla sostituzione dell’antiquata chinina con il più efficace artesunato, farmaco che si ottiene dalle erbe impiegate nella medicina cinese e che ha dimostrato di ridurre sensibilmente la mortalità dei bambini affetti da malaria complicata. Rispetto alla chinina, difficile da usare e in alcuni casi pericolosa, l’artesunato si è rivelato più semplice, sicuro ed efficace, e potrebbe salvare circa 200 mila vite all’anno.

Ma l’artesunato costa tre volte di più della chinina e ciò rischia di compromettere il tempestivo passaggio da un farmaco all’altro. Nel rapporto “Making the Switch” Medici Senza Frontiere esorta l’OMS e i donatori a impegnarsi a sostenere i costi aggiuntivi comportati dall’artesunato, in modo che i governi africani aggiornino al più presto i propri protocolli di cura. Martin De Smet, coordinatore delle attività sulla malaria per Medici senza Frontiere, spiega: “Noi eravamo in prima linea anche quando l’Oms ha modificato le raccomandazioni relative alla cura della malaria non complicata nel 2001, ma ci sono voluti anni prima che i paesi si adeguassero e, incredibilmente, dieci anni dopo, in alcuni di questi vengono utilizzati ancora i vecchi farmaci. Questa volta l’Oms deve garantire un cambiamento molto più veloce, affinché si possano salvare immediatamente molte vite. Non ci sono scuse per rimandare”.

Il World Malaria Report del 2009 stimava di ottenere una riduzione dei decessi causati dalla malaria di oltre il 50% entro la fine del 2010 e del 75% entro il 2015, attraverso la diffusione di reti insetticide e zanzariere, di diagnosi basate su analisi di laboratorio, di trattamenti preventivi per le donne in gravidanza e attraverso la sostituzione delle monoterapie a base artemisina con terapie di artemisina combinate. In effetti, la diffusione di reti e zanzariere e l’adesione alle direttive dell’Oms sono andate crescendo dal 2009 a oggi e, tuttavia, l’accesso alla cura a base di artemisina è stata generalmente scarsa. Nonostante i progressi l’Oms ha riportato che oltre 780.000 persone sono morte di malaria nel 2009, soprattutto bambini al di sotto dei 5 anni.

A ostacolare la diffusione dei nuovi farmaci anti-malarici non è solo l’indigenza in cui versano i Paesi colpiti dalla malattia. Un’indagine condotta in sei stati africani (Ghana, Kenja, Nigeria, Rwanda, Tanzania e Uganda) e pubblicata sul sito scientifico Plos One ha denunciato che molta parte dei medicinali anti-malarici commercializzati non rispetta i requisiti qualitativi minimi dettati dall’OMS. Anzi, spesso i medicinali immessi sul mercato africano dalle multinazionali farmaceutiche sono scaduti o nocivi per la salute: un terzo dei farmaci analizzati dallo studio consisteva ancora in monoterapie a base di artemisina, sebbene l’Oms ne avesse richiesto il ritiro dal commercio nel 2006, e il 42% era scaduto.

Mappa della distribuzione della malaria

Ora, perché solo 40 dei 72 produttori mondiali di farmaci hanno accolto l’appello dell’Oms? Paradossalmente, la colpa andrebbe imputata al Fondo Globale contro Aids e Malaria, che ha cercato di garantire l’accesso al mercato ai produttori più piccoli finanziandoli. Ma questi, a causa della mancanza di una regolamentazione e di un controllo qualitativo dei prodotti, hanno intascato le sovvenzioni e commercializzato medicinali scadenti e non sperimentati. E a pagarne le spese è la popolazione: “Farmaci scadenti non solo mettono a rischio delle vite oggi, ma anche possibili future cure anti-malariche perchè accelerano la resistenza dei parassiti”, spiega Roger Bate, medico dell’American Enterprise Institute e co-autore della ricerca di Plos One.

L’Oms, dunque, non dovrebbe limitarsi a dare direttive che puntualmente vengo ignorate, ma investire in un piano di controllo e regolamentazione della commercializzazione dei farmaci anti-malarici nei Paesi in via di sviluppo, vigilando tanto sulle multinazionali quanto sui piccoli produttori farmaceutici e, come suggerisce Medici Senza Frontiere, incentivando i governi ad aggiornare i protocolli di cura.

Valentina Severin