Lavoro pesante e malpagato? Se l’immigrato è libero di andarsene non c’è riduzione in schiavitù

Con la sentenza 13532 la Corte di Cassazione ha assolto un datore di lavoro calabrese dall’accusa di aver imposto una condizione analoga alla schiavitù a due immigrati rumeni. I due extracomunitari (all’epoca la Romania non era parte dell’Unione Europea) avevano diritto, secondo l’accordo, a 500 euro al mese (promessi ma non retribuiti) per pascolare e curare una mandria di 200 bovini dalle 4 del mattino alle 22 della sera; la baracca messa a loro disposizione era priva dei servizi di base. Per questi motivi la Corte d’Appello aveva condannato il ricorrente, già noto alla giustizia per reati di mafia.

La Cassazione ha però deciso in maniera opposta: la condizione di immigrato regolare consente infatti, secondo i giudici di Piazza Cavour, di liberarsi in caso di situazioni inaccettabili. La condizione analoga alla schiavitù era riferita, nel diritto giustinianeo, al concetto di “servitù della gleba” imposta ai lavoratori agricoli dei latifondi dell’impero bizantino, incapaci di sottrarsi alla loro condizione.

La sentenza dichiara che si è in presenza di condizione analoga di schiavitù quando c’è una “privazione della libertà individuale cagionata con minaccia, violenza o l’inganno o profittando di una situazione di inferiorità psichica o fisica o di necessità”. Non basta dunque lo sfruttamento né il degrado della sistemazione offerta e neppure il compenso inadeguato, e non versato. “La condizione sussiste”, continua la sentenza, “se si impedisce alla persona di determinarsi liberamente nelle sue scelte esistenziali, per via o in costanza di una situazione di soggezione”.

I servi-pastori non sono stati picchiati ed erano liberi, come è infatti avvenuto, di andarsene. Per questo è ininfluente anche la “caratura delinquenziale” del datore di lavoro.

 

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One Response to “Lavoro pesante e malpagato? Se l’immigrato è libero di andarsene non c’è riduzione in schiavitù”

  1. Luca
    25 aprile 2011 at 22:50 #

    Facciamo schifo!
    Italia di merda!

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