A seguito di un altro venerdì di sangue (sono stati stimati 23 morti), numerosi attivisti hanno denunciato il fatto che le autorità siriane non avrebbero permesso alle famiglie dei manifestanti rimasti uccisi durante gli scontri di effettuare i loro funerali. Costringendoli a cremare i corpi dei loro cari.
Inoltre, nei giorni passati sono state state staccate le linee telefoniche ed è stato bloccato l’accesso alle reti Internet, per impedire contatti con l’esterno. Anche oggi l’esercito continua a girare per le vie della città.
Intanto in centinaia, tra cui molti feriti, da venerdì stanno cercando rifugio nel vicino Libano così come nel nord ovest del paese già più di 11700 rifugiati hanno oltrepassato il confine turco.



