Magdi Allam – “Dietro la Primavera araba c’è un burattinaio”

di Francesco Caselli e Joshua Evangelista

Incontriamo Magdi Allam nella biblioteca del Senato, ai margini di una conferenza su Israele, Palestina e la Primavera araba organizzata da Christians for Israel. L’ex vicedirettore del Corriere della Sera, ora eurodeputato, è gentile e disponibile, modi che contrastano con la forza con la quale difende le sue idee, anche a costo di inimicarsi la maggioranza degli studiosi italiani di questioni mediorientali e parte dell’opinione pubblica. Approfittiamo di questa schiettezza per incalzarlo sulla possibilità che a settembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite riconosca la legittimità di uno stato palestinese e sugli ultimi sviluppi della Primavera araba.

Onorevole Allam, le trattative tra Israele e Palestina sono in una fase quasi perenne di stallo; allo stesso tempo anche  la maggioranza della popolazione israeliana è d’accordo sulla creazione di due Stati per i due popoli. Come si può conciliare l’urgenza di uno stato palestinese con delle risoluzioni Onu accettate da entrambe le parti, considerando che quelle che verranno esposte a settembre sono ritenute unilaterali dal governo israeliano?

Quella di settembre sarà un’iniziativa che, qualora dovesse essere adottata, scoraggerà la pace e incoraggerà il radicalismo islamico e le forze ostili al diritto di Israele all’esistenza, perché farà loro credere che si possa affermare uno stato palestinese “contro” Israele, senza riconoscere il diritto di Israele ad esistere come stato del popolo ebraico. Ecco perché è un’iniziativa contraria alla pace.

Quale può essere una chiave di svolta per riavviare le trattative?

Dobbiamo prendere atto che se l’interlocutore non riconosce il diritto di Israele all’esistenza come Stato del popolo ebraico non ci sarà una pace autentica. Quindi il mondo deve mobilitarsi affinché questo diritto sia considerato inalienabile, affinché venga considerato un crimine contro l’umanità non riconoscere il diritto di Israele ad esistere. Chi lo fa nega un valore fondante della nostra civiltà, un diritto di tutti i popoli e di tutti gli stati presenti all’interno delle Nazioni Unite. Questo è ciò che è necessario oggi.

Quindi lei è pessimista a riguardo…

No, io sono innanzitutto realista. Prendo atto che la realtà è una realtà critica ma sarò fiducioso nel momento in cui crescerà il consenso in Europa e in Occidente sul pericolo del cedimento di fronte al radicalismo islamico e la consapevolezza che si debba ripartire della certezza di chi siamo, quali sono le nostre radici, i nostri valori, le nostra identità, la nostra civiltà. Per essere forti dentro. Perché se saremo forti dentro potremo rapportaci con tutti. E lo potremo fare in modo costruttivo e amorevole.

Sulla Primavera araba lei ha affermato che c’è stata una sorta di ebbrezza dei media europei e della pubblica opinione. Secondo lei come stanno veramente le cose, c’è un corso verso la democratizzazione tramite queste rivolte oppure no?

Il problema principale dei Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo non è la democrazia, è il pane. Sono popolazioni povere, dove non c’è un ceto medio, dove non esiste un tessuto di piccoli o medi imprenditori che funga da bilancia, da moderatore, tra chi ha troppo e chi non ha niente. Questo è il vero problema. Quindi quelle popolazioni hanno la necessità di una giustizia sociale, hanno la necessità di occupazione e questo vale soprattutto per i giovani con meno di trent’anni, che rappresentano il 30% della popolazione. Noi abbiamo travisato la realtà, abbiamo immaginato le rivolte a nostra immagine e somiglianza. Ma non è affatto così e la conseguenza è che mistificando la realtà non cogliamo i dati di fondo, ovvero che c’è un burattinaio dietro queste rivolte popolari.

Chi è il burattinaio?

Il burattinaio è in tandem tra un Occidente che pur di mettere in fuorigioco il terrorismo islamico jihadista dei “tagliagola” accetta di allearsi con il terrorismo islamico dei “taglialingua”, coloro che ci impongono di non dire e di non fare nulla che possa urtare la suscettibilità degli islamici, e l’altro polo di questa alleanza, che sono proprio gli islamici radicali che oggi si vedono legittimati e che stanno crescendo e che stanno conquistando sempre più potere.

Qual è, in base alle sue informazioni, la situazione delle minoranze religiose, ad esempio quelle cristiane, dopo la Primavera araba?

La crescita della persecuzioni delle strage nei confronti dei cristiani è l’indicatore più eloquente del fatto che sta crescendo il radicalismo islamico nel mondo arabo. Oggi i cristiani stanno peggio di prima.

 

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2 Responses to “Magdi Allam – “Dietro la Primavera araba c’è un burattinaio””

  1. alberto
    15 luglio 2011 at 10:59 #

    Davvero grande Magdi.
    Lucido e diretto, come sempre!

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  1. Elezioni 2013, il mistero dei siti fantasma di Magdi Allam | Frontiere - 6 dicembre 2012

    [...] anche la nostra intervista a Magdi [...]

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