di Maria Chiara Rizzo
Il Primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, lunedì sera al Cairo, durante un incontro con il presidente palestinese Abu Mazen, ha sottolineato la priorità di uno Stato Palestinese indipendente e ha ribadito il suo sostegno alla richiesta di adesione della Palestina all’Onu.
La capitale egiziana, centro di un’intensa attività diplomatica intorno alla questione del riconoscimento dello stato palestinese all’Onu, è la prima tappa del tour nei Paesi della “primavera araba” che ha condotto il premier in Tunisia e in Libia, per un’agenda ricca di impegni e di appuntamenti che potrebbero giocare un ruolo importante nello scenario geopolitico.
Erdogan ha espresso la sua solidarietà nei confronti del popolo arabo vittima di repressione, definendosi sostenitore di misure tese ad avviare una transizione democratica in Paesi scossi da insurrezioni popolari per rovesciare poteri autocratici alla guida da decenni. Non ha risparmiato parole di disprezzo nei confronti di Bashar Al-Assad che, ha riferito il premier turco, non è stato in grado di mettere a punto un piano di riforme che rispecchi le esigenze della sua gente, mentre, invece, la feroce repressione messa in atto dal regime alawita è sfociata in un bagno di sangue senza precedenti.
Fervente sostenitore della causa palestinese e figura ormai popolare tra il popolo arabo per i suoi attacchi verbali contro Israele, il primo ministro turco ha manifestato il suo obiettivo di stringere legami più solidi con le nuove leadership arabe, in un momento in cui le relazioni diplomatiche tra Ankara e lo Stato ebraico attraversano una fase di profonda crisi.
Nel suo ultimo giorno al Cairo, Erdogan ha presieduto un incontro tra imprenditori turchi ed egiziani per avviare accordi di cooperazione economica nei settori del turismo, energia e trasporti e si è detto pronto di mettere a disposizione dell’Egitto l’esperienza e il know how acquisito dalla Turchia.
Secondo il giornale egiziano Al-Shourouk, il premier turco ha definito Israele “un bambino viziato che ha iniziato a comportarsi in maniera irresponsabile”, ma ha anche dichiarato pubblicamente che una riconciliazione con lo Stato ebraico è possibile se quest’ultimo rispetterà gli obblighi posti da Ankara. Scuse pubbliche per l’attacco alla flottiglia umanitaria, l’indennizzo per le vittime e la revoca dell’embargo imposto su Gaza sono le condizioni sine qua non sarà pensabile alcun riavvicinamento tra i due Paesi.


