Quella di Medici senza Frontiere è una denuncia vera e propria. L’organizzazione ha più volte ribadito la sua preoccupazione per le pessime condizioni delle centinaia di migranti provenienti dal Nord Africa da cinque giorni trattenute in due navi attraccate nei porti di Parlermo e Porto Empedocle.
Msf ha lanciato un appello rivolto alle prefetture di Palermo e di Agrigento, chiedendo la possibilità di accedere alle navi per verificare le condizioni di salute dei migranti. «Queste persone si trovavano già da giorni, alcuni da settimane, nel centro di Lampedusa, reclusi in una zona dove agli operatori di Msf spesso veniva negato l’accesso – spiega la responsabile per i progetti sull’immigrazione di Msf Italia, Francesca Zuccaro - E’ inconcepibile che i migranti continuino ad essere ‘spostati’ da un posto all’altro, in luoghi ancora piu’ isolati, senza la possibilità da parte delle organizzazioni di verificare le loro attuali condizioni».
Da parte di Medici senza Frontiere era già stata avanzata la richiesta per poter accedere al centro di accoglienza di Pozzallo, che ospita più di 50 migranti. «La prefettura di Ragusa ci ha negato il permesso per motivi di sicurezza nonostante avessimo già visitato la struttura in altre occasioni senza alcun problema».
E proprie in quelle occasioni, si è constatata una dura realtà, una realtà fatta di condizioni disumane per i migranti, in luoghi nei quali è difficile vivere per più di due giorni. La responsabile ha aggiunto: «Il medico è presente nella struttura solo per un paio di ore al giorno e mancano servizi di supporto psico-sociale, di mediazione linguistica e di orientamento legale per migranti e richiedenti asilo».
Le richiesta di Medici senza Frontiere appaiono chiare: più trasparenza circa la gestione dei migranti e dei rifugiati giunti dai territori libici e della Tunisia, possibilità di ingresso sia all’interno delle navi sia all’interno degli altri luoghi dove vengono ospitati i migranti, allo scopo di poterli sottoporre a visite mediche di controllo.



