di Bruno Tamiozzo
Questo non è un libro, non è un romanzo ed io non sono uno scrittore, sono semplicemente un fotografo, arrivato in India con il desiderio ed il sogno di trovare un contratto di lavoro con un’agenzia fotografica o con una testata giornalistica. Questo vuol essere solamente il mio modo di ricordare un viaggio, un viaggio fatto a bordo di una moto, alla volta di Nuova Delhi, nello stato omonimo nell’India del Nord, dove un appuntamento con un’agenzia fotografica internazionale mi attendeva. Un viaggio fatto di speranze, di sogni, di esperienze positive e negative che ognuno di noi può incontrare lungo un percorso fatto di tanti km, soprattutto se lo si vive a bordo di un mezzo proprio.
Ho voluto riportare gli appunti così come li ho scritti, ossia ogni sera prima di andare a dormire, raccontando gli avvenimenti avvenuti durante la giornata. Specifiche riguardanti le spese sostenute, le persone incontrate e molto altro ancora che scoprirete leggendo la storia di questa mia avventura.
Un viaggio è soprattutto un cammino che si fa dentro se stessi, alla ricerca di qualcosa, che molto probabilmente ancora non ho capito cosa sia, ma che lascia un senso di realizzazione e di soddisfazione personale quando lo si porta a termine, seppur amareggiati di non aver trovato ciò che si aspettava dallo stesso, forse perché troppo convinti di ciò che si è immaginato prima della partenza.
Primo giorno – 12 Febbraio 2012
Eccomi qui a raccontare di questa nuova avventura. Circa 7000km da percorrere in sella alla mia Royal Enfield Bullet, con un motore da 350cc di cilindrata che per il viaggio, ho voluto chiamare “Principessa Elisabetta”, in parte per il ricordo della storia di questo veicolo di origini inglesi alla fine degli anni ’30, ed in parte per portare con me colei che in Italia mi attende. Sarà quindi lei, la mia principessa, ad accompagnarmi lungo strade, sentieri, mulattiere e quant’altro incontrerò in questi giorni per il lungo viaggio da Thodupuzha, piccola cittadina nello stato del Kerala (Stato più a sud dell’India), fino a Nuova Delhi, nello stato omonimo. Ma bando alle ciance e via con la prima giornata.
Ore 5:00 del mattino, la sveglia suona, uno sguardo all’esterno e mentre è ancora buio, preparo in tutta fretta la borsa con i cambi, un asciugamano e tutto il necessario per il viaggio. Naturalmente con me c’è tutto il materiale fotografico, che certo non può mancare per un fotografo. Ricapitoliamo; due corpi macchina Canon EOS 5D MKII, un 50mm f1.4, un 24mm f2.8, un 85mm f1.8, un 16-35mm f2.8 ed un tele zoom 100-400mm f4.5/5.6, un flash, che probabilmente non utilizzerò, ma che potrà esser comunque utile, il portatile, un mac book pro 13 pollici (fedele compagno di viaggi), cavetteria varia, ed un paio di Hard disk da utilizzare come Backup ed archivio immagini.
Ok! Finalmente pronto lascio la mia stanza, salgo in sella alla “Principessa” e parto. Il contachilometri segna 22.280km, il che vuol dire che al termine del viaggio dovrebbe segnare… vedremo! Mi fermo quasi subito a far benzina, mettendo 600 rupie (circa 10€), che corrispondono ad 8,8 litri di carburante. L’aria è fresca, anche perché durante la serata precedente la pioggia si è fatta sentire, le strade sono libere, calcolando che oggi è domenica e questo gioca un ruolo importante nei km che dovrò percorrere. Le strade del Kerala sono in molti casi ben realizzate, ma la presenza di molte città più o meno grandi e paesi, nonché la conformazione geologica dello stato, in prevalenza ricca di colline e piccole montagne, fa si che le stesse strade siano ricche di curve, salite e discese, che per giunta lasciano spazio a guidatori che non saprei definire, se estremamente bravi o estremamente pazzi. Quasi tutta la strada lungo lo stato del Kerala viene da me percorsa durante la mancanza di luce, che inizia a farsi vedere presso i confini con il Tamil Nadu.
Dalla vegetazione tipicamente tropicale, con palme di cocco, banani ed ananas, che rendono il Kerala estremamente rigoglioso e lussureggiante, grazie anche al numero di fiumi e lagune presenti, si passa in breve tempo, ad una situazione ben diversa. Inizialmente, passato il Tamil Nadu, ho notato che la vegetazione cambiava rapidamente, divenendo quasi come un bosco nostrano, seppur mantenendo la presenza di piante tipiche di zone caldo-umide. Le strade, perfette in questo caso sono velocemente mutate da molto curve a quasi del tutto dritte. Dopo pochi km però la situazione cambia ancora, la bella vegetazione, che colorava di verde il paesaggio, pian piano è andata sparendo, lasciando posto a zone sempre più aride e con poca vegetazione. Corsi d’acqua letteralmente prosciugati, forse a causa della stagione, che si intervallavano con piccoli centri abitati, spesso con case di color celeste scuro. Ho notato che in questi piccoli centri, gli abitanti erano spesso molto poveri, ma comunque sempre con il sorriso pronto ad emergere lungo i solchi dettati dall’età o dal sole così caldo ed intenso. Ho visto bambini urinare e defecare ovunque in mezzo alla strada, così come ho visto persone lavarsi negli scarichi dell’acqua nera proveniente dalle abitazioni, cose che non basterebbe una vita per fotografare e poter creare così una storia, un racconto.
Finito il Tamil Nadu, anzi, poco prima della sua fine, mi fermo ad osservare un gruppo di Hindu, fare il bagno, in quello che viene definito il “Gange del Sud”, il fiume chiamato “Kaveri”. Qui i devoti compiono delle abluzioni con un tuffo santo chiamato “Tula Suana”. Una credenza narra che il fiume Gange, una volta all’anno, per lavarsi dall’inquinamento delle folle di peccatori, si unisca al fiume Kaveri, durante la “Tula Masa”. Il Kaveri, fiume sacro per i devoti Hinduisti, come detto, passa dal Tamil Nadu allo stato del Karnataka, dove la mia prima giornata sta per concludersi.
Arrivato a Mysore, trovo subito una stanza alla cifra improponibile di 150Rupie, ossia 3€. Certo, non sarà il Grand Hotel e forse nemmeno il magazzino della lavanderia del Grand Hotel, ma per riposarmi dopo 11 ore passate in sella ad una moto, credetemi, vale qualsiasi Hotel di lusso. Una piccola passeggiata per le vie di Mysore, una visita al palazzo reale, meta di turisti indiani e non solo e di cui avrei potuto evitare la spesa di 200Rupie di entrata e si torna in “albergo”.
In questa giornata ho capito una cosa, che i posti turistici non sono il mio forte, non c’è vita in quei posti, non si respira l’animo di un popolo o del popolo di quella regione. Preferisco di granlunga un bambino che insieme al nonno raccoglie il riso in una vasta piantagione, mostrando una grande ricchezza d’animo. Con questo è tutto per oggi, buona notte caro diario.



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[...] Dopo esser partito da Thodupuzha e aver attraversato il Kerala continua il viaggio di Bruno Tamiozzo alla scoperta dell’India vera e autentica. [...]