Indonesiani in festa, il flash mob al Colosseo (fotogallery)


 

Una Roma festosa, briosa e aperta quella che ha accolto ieri 3 maggio circa duemila indonesiani. Non all’interno di sale istituzionali ma nella piazza, all’ombra, si fa per dire, del Colosseo tra il via vai dei turisti e gli occhi indiscreti di qualche romano presente. Sono venuti da lontano per promuovere la loro cultura agli italiani e per conoscere meglio il Bel Paese, chi lo abita, quali sono le bellezze antiche di una cultura millenaria. Indonesia, un Paese che senza timidezza incontra la vecchia Italia offrendo musiche allegre e coinvolgenti e una bonarietà sconvolgente. Molto “italiana”.

“L’idea era quella di superare il record del maggior numero di persone che suonano, contemporaneamente, l’Angklung (uno strumento musicale, tipico della tradizione indonesiana, capace di scandire ritmo e note musicali e riconosciuto come patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco, ndr)”, ha detto Eka Moncarre, manager di PanoramaTours, una compagnia turistica indonesiana, tra le promotrici dell’iniziativa. ”Inizialmente avremmo dovuto indossare il Batik, l’abito tradizionale indonesiano; ma alla fine abbiamo deciso di indossare le uniformi del gruppo assicurativo Prudential, nostro sponsor”.

Ragazze indonesiane regalavano per le strade l’angklung, dando istruzioni sul suo utilizzo ai passanti. Durante il concerto degli Ikreasindo, una band di musica tradizionale indonesiana, la folla (composta da indonesiani, italiani e turisti di diverse nazionalità) si è trasformata in orchestra e seguendo le indicazioni della cantante (che si è improvvisata in maniera eccellente direttore d’orchestra) ha eseguito musiche internazionali, popolari e la canzone italiana “Le ragazze” dei Neri per Caso. La musica ancora una volta ha dimostrato il suo potere di unire i popoli, culture e abbassare le barriere dell’incomprensione e valicare le recinzioni della diversità.

“Questo è un riflesso della crescita economica del Paese, che permette alla classe media di crescere, al numero di businessman di prosperare e ai ragazzi di andare a studiare all’estero” ha detto il vice ambasciatore dell’Indonesia Priyo Iswanto, spiegando che l’incontro dei popoli è reso possibile anche dal benessere di un paese. “Quello che vogliamo fare non è un accordo istituzionale tra Roma e Giacarta” – ha continuato il diplomatico – “ma tra italiani e indonesiani. Gli indonesiani sono persone aperte, proprio come gli italiani. I due popoli, sebbene così diversi e con culture sostanzialmente differenti, hanno davvero molto in comune.

Francesco Caselli e Valerio Evangelista – Foto di Stefano Romano e Valerio Polici

 

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