Uccidere terroristi senza sporcarsi le mani. Droni made in Usa per l’Italia?

di Valerio Evangelista

“L’amministrazione Obama intende armare la flotta italiana di droni Reaper, una mossa che potrebbe aprire agli USA un mercato tecnologico con gli alleati”. E’ quanto scrive il Wall Street Journal, aggiungendo che l’eventuale acquisto degli aerei senza pilota verrebbe utilizzato principalmente nella missione in Afghanistan. Se l’operazione dovesse andare a buon fine l’Italia sarebbe il primo Paese alleato, insieme alla Gran Bretagna, ad utilizzare droni statunitensi equipaggiati con missili e bombe a guida laser. Il recente vertice Nato di Chicago ha delineato il nuovo sistema di difesa Ags (Alliance Ground Survelliance) proprio prevedendo l’acquisto di droni (e conseguente acquisizione di relative tecnologie) per un miliardo di euro da parte degli alleati.

Il quotidiano americano fa notare che l’iniziativa porrebbe l’Impero a stelle e strisce nella condizione di non poter negare questa avanzata tecnologia bellica anche ad altri alleati, scatenando una vera e propria corsa agli armamenti e – di conseguenza – alimentando notevolmente l’industria pesante americana. Il mercato dei velivoli senza pilota potrebbe portare il giro d’affari, secondo alcune stime riportate dal WSJ, attorno ai 6 miliardi di dollari nel 2017. Un vero business. Il Congresso dovrebbe decidere proprio in questi giorni se procedere effettivamente con la vendita dei droni all’Italia.

Per il Pentagono l’Italia è un forte partner e alleato della Nato che contribuisce in modo significativo alle operazioni degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica. La portavoce Wendy Snyder ha dichiarato che “il trasferimento di materiale militare all’Italia, tra gli altri alleati, la mette in grado di sostenere e partecipare alle operazioni che proteggono non solo le truppe italiane ma anche quelle degli Stati Uniti e di altri partner della coalizione”.

Non tutti sono della stessa opinione però: “La tecnologia americana all’avanguardia non dovrebbe essere condivisa, questa è la mia opinione”, ha affermato Dianne Feinstein, senatrice democratica che guida la commissione Intelligence. “Sono preoccupata dalla proliferazione di questi sistemi d’armi e non credo che dobbiamo venderli”. Inoltre John Brennan, consigliere per l’anti-terrorismo del presidente Obama, ha recentemente evidenziato il rischio che queste tecnologie giungano nelle mani di “nazioni che non condividono il nostro interesse e attenzione nel proteggere la vita umana, in particolare i civili”.

“Proteggere la vita umana con i droni”. Questa dichiarazione di Brennan rende necessario spiegare cosa siano effettivamente i droni. Il nome appropriato da utilizzare è ‘aeromobile a pilotaggio remoto’; questi velivoli senza pilota possono essere del tutto automatizzati, seguendo quindi un percorso e dei comandi pre-programmato, oppure essere telecomandati. Ma è corretto dire che gli ‘interventi chirurgici’ di questi aerei da guerra (spesso lodati dal Premio Nobel Barack Obama) ’proteggono la vita umana’? Secondo la Commissione per i diritti umani del Pakistan, che sta da tempo chiedendo alla Cia di fermare gli attacchi con aerei senza pilota, nel solo 2010 sono stati uccisi anche 957 civili. Anche l’Onu ha condannato l’uso dei droni Usa in Pakistan. Pochi mesi fa Julian Assange si schierò apertamente contro la politica militare dell’amministrazione Obama: “Bush ha catturato persone e le ha rinchiuse a Guantanamo e in altre prigioni senza alcun processo. Ora il governo di Obama non si preoccupa nemmeno di catturarle, semplicemente le elimina con i droni e altri metodi e fa così anche con persone che hanno la cittadinanza americana. È una politica ancora più severa di quella di Bush”.

I ‘chirurgici’ droni sono noti per la loro accuratezza. Ma è davvero così? Nel marzo 2009 i missili di alcuni droni israeliani hanno ucciso 48 civili nella Striscia di Gaza, inclusi due bambini che giocavano in un campo e un gruppo di donne in una strada del tutto vuoto. Riguardo al Pakistan, oltre alle sopracitate cifre della Commission, c’è da tenere conto anche del report rilasciato da Brookings Institution, secondo cui a causa degli attacchi dei droni muoiono “dieci civili per ogni combattente ucciso”. Una proporzione spaventosa. Nel giugno 2009 inoltre i circa 40 attacchi mirati hanno colpito solo 9 membri di al Qaeda. Una “precisione” sconvolgente.

 

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