Roma, in piazza contro l’agguato razzista – foto

testo e foto di Stefano Romano



Domenica 29 luglio la comunità musulmana bangladese, insieme ad altri musulmani e non giunti dalle zone limitrofe, è scesa in strada per manifestare contro l’agguato razzista compiuto quattro giorni prima. Il presidente dell’associazione Dhuumcatu, Bachu, ha denunciato l’aggressione avvenuta nella sera del 25 luglio ai danni di un giovane bangladese, Atiqul Islam, durante l’iftar (la rottura del digiuno nel mese sacro del Ramadan) nei pressi della moschea Masjeed-e-Rome. L’agguato è seguito ad un diverbio avvenuto mezzora prima tra due bangladesi e due italiani per futili motivi. Quando tutto sembrava risolto, i due italiani si sono presentati con altre persone ed hanno aggredito alcuni fedeli bangladesi della moschea, ignari di quanto fosse avvenuto prima. La polizia è arrivata ma non ha proceduto ad identificare gli aggressori, anzi gli italiani hanno denunciato Atiqul Islam per aggressione, mentre lui stesso riportava ferite come dimostrato dal referto medico. Quando la polizia è andata via è seguito un lancio di oggetti contro il tetto della moschea al grido di “Bruciamoli!”. Domenica 300 persone hanno marciato per denunciare questo attacco razzista contro la comunità islamica del Bangladesh, che è molto numerosa nel quartiere di Torpignattara. In prima fila i bambini della moschea e uno striscione che reclama come Roma sia “di tutti e non dei razzisti e dei fascisti”. Il corteo si è svolto in modo pacifico fin davanti la moschea dove un sit-in ha preceduto l’offerta del cibo per l’iftar. Sperando che quanto è successo non accada di nuovo.

On Sunday – July the 29th – the Bangladeshi Muslim community, together with other people (muslims and not) from neighboring areas, took to the streets and demonstrated against the racist raid which occoured four days ago. Bachu, the president of the Dhuumcatu association, denounced the raid happened on the evening of July the 25th on a young probashi, Atiqul Islam, during the iftar (breaking of the fasting during the Holy Month of Ramadan) near the mosque Masjeed-e-Rome. The raid took place after a discussion for futiles reasons, which happened 30 minutes before, between two Bangladeshis and two Italians. When everything seemed to be solved, the two Italians appeared with other people and they attacked some Bangladesh muslims (that were not aware of the background). The policemen arrived but they did not proceed to identify the attackers; on the contrary, the Italians have denounced Islam Atiqul for the aggression (while he himself reported wounds as demonstrated by the medical report). When the police left, those people started throwing objects against the roof of the mosque, shouting “Let’s burn’em!”. On Sunday, 300 people marched to denounce this racist attack against the muslim community of Bangladesh, which is a very numerous one in the neighborhood of Torpignattara. In the front row there were the children of the mosque and a banner that declared: “Rome belongs to all and not to racists and fascists”. The march was held peacefully in front of the mosque, where a sit-in came before the offering of food for the iftar. Hoping that what has happened will not happen again.

 

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7 Responses to “Roma, in piazza contro l’agguato razzista – foto”

  1. Serri
    31 luglio 2012 at 10:57 #

    Ma perché ce l’hanno tutti con l’islam? Pensate che addirittura dei razzisti hanno insinuato che, se un non musulmano intende sposare un’islamica, è obbligato a convertirsi all’islam. Io gliel’ho spiegato che non è possibile, che sarebbe indegno dell’islam un tale ricatto, ma loro non intendono ragione. Cosa posso fare per convincerli del fatto che si sbagliano?

  2. Stefano Romano
    31 luglio 2012 at 12:04 #

    Cara Serri quello a cui ti riferisci non c’entra nulla con il razzismo ma con la religione. In effetti difficilmente una musulmana sposerebbe un non musulmano, mentre un musulmano può sposare una donna non di fede islamica. Questo si spiega per un fatto di educazione dei figli, perché un figlio di una famiglia musulmana crescerà con un’educazione uguale a quella del padre, così come io – prima della conversione – sono stato battezzato cristiano quando non potevo scegliere. Esistono casi di donne musulmane sposate con uomini non musulmani (però solo matrimoni civili, in comune, e non religiosi: per quelli il marito deve essere necessariamente convertito), ma ti assicuro che per loro è una sofferenza. Non è un ricatto – come dici tu – ma solo la consapevolezza da parte della moglie che un uomo non musulmano non potrà incontrare Dio nel giorno del Giudizio, ed ogni moglie vuole solo il bene per il proprio amato.

  3. Serri
    31 luglio 2012 at 23:28 #

    E invece i mariti musulmani sposati con donne non islamiche non vogliono il bene delle loro amate, se accettano che possano anche non convertirsi all’islam?

    • Stefano Romano
      1 agosto 2012 at 06:47 #

      Ovviamente! Io ti parlo di quella che è prassi islamica. Poiché l’educazione religiosa viene impartita ai bambini dai padri è fondamentale che il padre sia musulmano. E come tale farà quanto suo possibile per convertire la moglie che non sia musulmana, ma è accettabile moralmente e religiosamente che possa sposare una donna di altra fede.

  4. ANDREW DIPROSE
    1 agosto 2012 at 07:47 #

    Grazie Stefano per le tue spiegazioni riguardo ad un argomento di attualità, ovvero i matrimoni fra musulmani e non musulmani. Andrew DIPROSE (Consulente multi culturale)

    • Stefano Romano
      1 agosto 2012 at 11:15 #

      Grazie a te Andrew per seguire sempre tutto con molto interesse.

  5. cittadinoconsapevole
    7 ottobre 2012 at 19:41 #

    Niente contro i musulmani. Ogni forma di razzismo non può che essere condannata. Tuttavia, inviterei chi ha scritto l’articolo a trasferirsi per una settimana a Tor Pignattara per acquisire le corrette informazioni circa le condizioni in cui la popolazione italiana è costretta a vivere negli ultimi dieci anni: chiusi in casa, con la paura di uscire dopo le otto, facendo lo slalom tra bottiglie di alcolici che vengono consumate dai residenti del Bangladesh che dopo le 18 affollano i marciapiedi consumando alcolici, utilizzando le strade pubbliche come vespasiani. L’integrazione passa dalla comprensione tra le culkture e non dalla sopraffazione. Siamo ormai da anni prigionieri nelle nostre case, tra l’indifferenza dell’amministrazione cittadina a cui fa comodo creare un ghetto e il falso perbenismo di chi preferisce chiudere un occhio sul degrado in cui il quartiere vive, nascondendosi dietro la paura di essere definiti razzisti.

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