Scarlett Johansson nuovo volto dell’israeliana SodaStream, proteste in tutto il mondo

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“Il nuovo volto dell’apartheid”. Così Mondoweiss ha definito l’attrice Scarlett Johansson in riferimento alla sua recente partnership con l’azienda israeliana che produce SodaStream, il famoso gasatore per l’acqua di rubinetto. L’accusa del sito internet, di orientamento progressista e antisionista, ha generato grosse reazioni su Twitter e centinaia di commenti all’articolo sull’elettrodomestico che “libera le bollicine, ma tiene imbottigliati i palestinesi”.

I famosi gasatori infatti, come spiega la campagna BDS (Boycott, Divestment and Sanction), sono spacciati per prodotti “eco-chic” ma nascondono al loro interno tristi verità. In primo luogo la principale fabbrica di SodaStream è ubicata in un insediamento israeliano nei Territori Occupati, precisamente nel distretto industriale di Mishor Adummim, nella colonia di Ma’aleh Adummim a est di Gerusalemme. Le colonie israeliane in Cisgiordania sono ritenute illegali dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Corte Internazionale di Giustizia e da tutte le istituzioni europee. In secondo luogo SodaStream finanzia l’insediamento attraverso delle tasse comunali finalizzate al sostegno della crescita e dello sviluppo e, sempre attraverso tasse comunali, finanzia anche la famosa e famigerata discarica israeliana di Abu Dis. Qui infatti vengono scaricati rifiuti per 1.100 tonnellate ogni giorno, su terre occupate dagli israeliani, che vanno a inquinare corsi d’acqua e terre (palestinesi) nelle vicinanze. Infine SodaStream sfrutta la manodopera palestinese in quanto la sottopone a condizioni di lavoro discriminatorie e a licenziamenti ingiustificati, impedendo in questo modo lo sviluppo dell’economia palestinese.

La campagna pubblicitaria di SodaStream mira ad attirare l’attenzione delle più grandi organizzazioni internazionali che hanno a cuore l’ambiente, vendendolo come un prodotto “eco-friendly”. Alcune di queste, però, non ci stanno e non vogliono essere coinvolte con un’azienda israeliana che trae profitti dal furto di terre palestinesi e dalle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. È il caso di Legambiente, che ha rescisso il contratto di sponsorizzazione che aveva stipulato con SodaStream dopo essere venuta a conoscenza delle violazioni perpetrate dalla ditta israeliana. Anche WWF ha negato iniziative promozionali con SodaStream (e l’uso del proprio logo) mentre Oxfam Italia, impegnata da oltre 30 anni nella lotta alla povertà e all’ingiustizia, ha sospeso i rapporti con Paola Maugeri a causa del suo ruolo da testimonial per la l’azienda israeliana.

Adesso è il momento dell’attrice Johansson, che il Times of Israel definisce ebrea, perché di madre ebrea. La Johansson, candidata quattro volte ai Golden Globe, è stata scelta da SodaStream come Global Brand Ambassador, e ha firmato con la ditta israeliana un accordo pluriennale per diventare il volto ufficiale della nuova campagna di marketing e dello spot che esordirà al prossimo Super Bowl il 2 febbraio.

Le polemiche che ruotano attorno alla questione sembrano però non influenzare la Johansson, che sembra essere una grande fan dei prodotti SodaStream e che nel video per il Super Bowl, “Behind the Scene”,  ha affermato di essere entusiasta di questa collaborazione in quanto le bibite prodotte con SodaStream non la fanno sentire in colpa. “Mi piace l’acqua gassata ma odio lo spreco di bottiglie”, ha dichiarato la Johansson, che ritiene il suo coinvolgimento con la ditta israeliana “una partnership naturale”.

Chi invece ritiene che l’attrice dovrebbe avere qualche senso di colpa è il gruppo BDS che continua, insieme ad alcune tra le più grandi associazioni italiane, internazionali ed israeliane di orientamento antisionista, la sua campagna Stop SodaStream (@stopsodastream su Twitter) e ricorda come l’approvvigionamento di acqua sia un grande problema in Cisgiordania dove Israele si appropria delle falde acquifere lasciando i palestinesi a secco.

di Irene Tuzi