Shoah, le scuse (tardive?) dell’Ungheria

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“Dobbiamo delle scuse alle vittime perché lo Stato ungherese non è riuscito a proteggere i suoi cittadini dalla distruzione, e poi perché ha finanziato l’omicidio di massa”.

Membri delle Croci Frecciate in marcia

Per la prima volta l’Ungheria si è assunta le responsabilità per il ruolo svolto durante l’Olocausto. L’ambasciatore ungherese alle Nazioni Unite Csaba Korosi ha pubblicamente chiesto perdono, davanti all’assemblea ONU, per il passato del proprio paese. “Dobbiamo delle scuse alle vittime perché lo Stato ungherese non è riuscito a proteggere i suoi cittadini dalla distruzione, e poi perché ha finanziato l’omicidio di massa”, ha dichiarato Korosi in occasione dell’evento ONU in ricordo del 70esimo anniversario della Shoah. “Le istituzioni statali ungheresi dell’epoca”, ha aggiunto il diplomatico, “hanno avuto una responsabilità condivisa per l’Olocausto. Le scuse che oggi porge lo Stato ungherese devono diventare parte della memoria e dell’identità nazionale”.

Dall’ottobre 1944 al gennaio 1945 l’Ungheria fu – sotto la guida di Ferenc Szálasi – guidata dalle Croci Frecciate (Nyilaskeresztes),  un partito filonazista e antisemita. Un periodo breve ma tragicamente intenso, in cui decine di migliaia di ebrei, tra cui molte donne, bambini e anziani vennero deportati dall’Ungheria verso i campi di sterminio. Dopo la guerra, Szálasi e altri leader delle Croci Frecciate vennero giudicati criminali di guerra dalle corti di giustizia ungheresi.

Ma l’antisemitismo e il nazionalsocialismo in salsa magiara erano presenti nel Paese già prima delle deportazioni. Nel 1940, il Regno di Ungheria aderì all’Asse; Hitler concesse la Transilvania (che quindi dalla Romania passò all’Ungheria) chiedendo però che il governo ungherese sostenesse l’azione militare e le politiche razziali della Germania. Nell’aprile 1941, l’Ungheria partecipò al fianco di Germania ed Italia all’invasione della Jugoslavia.