L’Isis a Yarmouk e la complicità delle sigle palestinesi I cittadini del campo profughi palestinese alle porte di Damasco si battono eroicamente contro i jihadisti mentre per due anni l'Olp e altri gruppi non hanno fatto niente per impedire l'assedio del regime. Ora è fondamentale un corridoio per permettere ai residenti di fuggire

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La mattina del 1° aprile 2015 il campo di Yarmouk, nella periferia di Damasco, ha subìto un feroce attacco da parte dell’Isis. Le forze dello Stato Islamico hanno attaccato Yarmouk dai suoi confini a sud, vicino alla zona conosciuta come “Alhajar Alaswad”.
I suoi affiliati sono riusciti a controllare più zone del campo fino a quando un gruppo formato da abitanti di Yarmouk, l’Aknaf Beit Almaqudes, li ha affrontati fino a farli ritirare, restringendo le aree di controllo.

Nel frattempo, l’Isis ha bersagliato il campo con colpi lanciati a caso, uccidendo Jamal Abu Khalifa, un media-attivista, e Mohammad Rimawi, un attivista civile, oltre a colpire il Palestine Hospital, dove ha ferito diversi paramedici e membri del personale sanitario.

Un gruppo armato dell’opposizione siriana ha raggiunto Yarmouk per sostenere la lotta degli abitanti del campo ma le forze di Al Nusra lo ha bloccato: un atto che mostra chiaramente il loro appoggio al progetto dell’Isis di occupare il campo di Yarmouk. Al termine del primo giorno di attacco dell’Isis, Akanf beit el Maqdes è riuscito a bloccare le forze jihadiste relegandoli in un angolo del confine meridionale, vicino Magharba street.

Il giorno successivo le forze di Daesh hanno rinnovato l’attacco supportati da Al Nusra, prendendo il controllo di nuove aree del campo compresa Safed Street. Mentre diverse fazioni armate dell’opposizione siriana non hanno fatto altro che assistere da spettatori, un paio di gruppi dell’opposizione (nominalmente alleati al Free Syrian Army) hanno impedito che fossero forniti servizi medici ai vari feriti durante gli scontri, molti dei quali erano civili. Il gruppo Aknaf beit el Maqdes è rimasto in piedi da solo, senza alcun supporto o rinforzi da qualsiasi altro gruppo, sebbene molti di loro avevano detto che sarebbero intervenuti.

La sera del 2 aprile le forze assadiane e dei suoi alleati dai comitati popolari, incluse (ma non solo) le fazioni palestinesi che sono fedeli al regime, hanno riunito le loro forze al fine di entrare nel campo da nord, con lo scopo di sfruttare gli scontri che si svolgono all’interno. Ce l’avevano quasi fatta, ma Aknaf beit el Maqdes ha contrastato l’invasione costringendoli a ritirarsi.

Va detto che il campo profughi di Yarmouk è totalmente bloccato nella parte settentrionale per colpa delle forze del regime siriano e dei gruppi armati del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Comando generale. Questo assedio è in vigore da 20 mesi, il che implica una restrizione totale della circolazione di persone e merci, tranne che per alcuni aiuti alimentari sotto la supervisione del regime e rari casi in cui portano fuori i civili malati intrappolati.

Tutto questo accade con l’assoluta assenza di una soluzione proposta dall’Organizzazione di liberazione della Palestina (OLP) o da qualsiasi altra fazione palestinese, che non hanno esercitato alcuna forma di pressione sul regime siriano per l’abolizione dell’assedio. Si tratta di un approccio molto passivo verso la catastrofe che non è accettata dalla grande maggioranza dei palestinesi di Yarmouk.

La legittimità internazionale dell’OLP come rappresentante del popolo palestinese passa dalla questione dei rifugiati. E’ responsabilità dell’OLP difendere i palestinesi e proteggere i loro diritti, in particolare se rifugiati. Negli ultimi quattro anni l’OLP non ha raggiunto il minimo dei suoi obblighi. Non ha neppure condannato apertamente le parti in conflitto e l’assedio, che dura da due anni.

Il fatto che gli abitanti di Yarmouk abbiano resistito di fronte all’ISIS per la seconda volta nel giro di pochi mesi è la prova evidente che, una volta raggiunto un accordo per rompere l’assedio, saranno in grado di proteggere il loro campo. Attualmente Yarmouk è stretta tra due assedi. Pertanto chiediamo a tutti coloro che possono intervenire di fare pressione sulle parti in conflitto e prendersi carico delle responsabilità storiche davanti a loro.

Abbiamo bisogno di loro per spingere per l’abolizione dell’assedio del regime, per fermare il progresso dell’Isis e per sostenere gli abitanti di Yarmouk. La sezione siriana della Palestinese League for Human Rights chiede l’intervento urgente di UNRWA, UNHCR, CICR, Mezzaluna Rossa e tutte le altre organizzazioni umanitarie internazionali affinché si garantisca un passaggio sicuro fuori da Yarmouk attraverso i posti di blocco controllati dal regime siriano e dei suoi alleati. Oltre ad offrire la garanzia che nessuno venga arrestato, come è già accaduto in diverse occasioni. In caso contrario, saremo testimoni di un massacro nel campo di Yarmouk che dobbiamo assolutamente prevenire.

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