La Germania accogliente e antirazzista che non piace ai media italiani

Mentre la stampa nostrana si concentrava sulla protesta xenofoba di Colonia, a Stoccarda più del triplo delle persone manifestava contro il razzismo. Emblema di un paese che sa dire no alla violenza sulle donne senza ricorrere all’odio contro gli stranieri

di Simone Zoppellaro


Dopo Colonia, i media ci stanno raccontando un paese che non esiste: la Germania è, e resta, molto più sicura e aperta agli stranieri dell’Italia. Niente bande di predoni o di tribù per le strade, poche teste rasate, nessuno è in preda alla paura. La fantomatica ascesa dell’estrema destra qui non si vede ed è difficile immaginare all’orizzonte un exploit come quello della Le Pen o di Salvini. Il razzismo, data anche la storia di questo paese, resta un tabù sociale che le principali forze politiche di destra e di sinistra si guardano bene dal violare, anche in un momento come questo.

È passata così sotto silenzio, in Italia, una manifestazione come quella di sabato 16 gennaio a Stoccarda, città anch’essa colpita – anche se in misura minore – dai furti e dalle violenze di capodanno. Un silenzio che pesa, se si tiene conto che a raccontare questa giornata non c’erano solo i principali media tedeschi, ma anche inviati di colossi dell’informazione internazionale come Al Jazeera. 7.000 persone e più di 80 organizzazioni sono scese in strada per dire no al razzismo e all’odio contro i rifugiati. Il tutto a Schlossplatz, piazza principale della città, nel luogo che più ricorre nelle oltre 30 denunce fatte dopo i festeggiamenti del nuovo anno.

Numeri importanti, se si tiene conto che la protesta xenofoba avvenuta a Colonia – pur nell’onda emotiva seguita alle violenze – non è riuscita a raccogliere che 1.700 persone. Una bellissima festa, quella di Stoccarda, che nel clima sereno di chi l’ha vissuta ci racconta un’altra Germania, aperta e inclusiva. Un paese non disposto a cedere sul problema della violenza sulle donne – al centro del dibattito attuale – ma altrettanto fermo nell’impedire che una questione così importante e delicata sia elusa facendo ricorso all’odio contro gli stranieri. Presenti in piazza, tutte le principali forze politiche tedesche: dalla sinistra della Linke ai Verdi, dall’SPD alla CDU, e ancora ebrei, cattolici, protestanti e musulmani, uno di fianco all’altro sul palco e nella piazza per un messaggio di unità che è sinonimo di forza. Quale migliore reazione dopo una tragedia come quella di Colonia?

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Stoccarda, ricordiamolo, non certo è un posto qualsiasi: città simbolo dell’industria tedesca e dell’innovazione, vi hanno sede colossi mondiali come Mercedes, Porsche e Bosch. Una metropoli sempre più internazionale, dove oltre il 40% della popolazione è di origine straniera, percentuale che si estende al 60% per i giovani sotto i 18 anni. Eppure, per chi come me ci vive, resta un luogo sicuro, molto più delle città italiane o di altri stati tedeschi, come quelli dell’ex DDR, dove il numero degli stranieri è molto più basso.


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Un’integrazione che è frutto in primo luogo di un grande lavoro portato avanti da individui e istituzioni, oltre che di un’imponente macchina organizzativa. Il numero delle persone che ho conosciuto che si sono impegnate in prima persona con ONG e associazioni per l’emergenza rifugiati è impressionante. Tutte le chiese – cattolici, luterani, metodisti e altri, in questa terra plurale anche da un punto di vista religioso – hanno fatto a gara per fronteggiare un’emergenza che è stata vissuta nell’unico modo possibile: come una questione che riguarda tutta la collettività, e non solo pochi operatori del settore. Anche lo stato si è attivato, formando e assumendo migliaia di persone: personale specializzato per l’educazione e l’assistenza ai nuovi arrivati. Secondo la mia esperienza, gli uffici e gli sportelli per stranieri a Stoccarda – dove tutto il personale parla fra l’altro un ottimo inglese – sono migliori nel servizio di molti di quelli rivolti alla semplice cittadinanza in Italia.

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Dato politico importante: Stoccarda si trova in questi giorni in piena campagna elettorale. A marzo avranno luogo le elezioni per il governo dello stato del Baden-Württemberg, di cui la città è capoluogo. Una posta in gioco enorme, dato l’equilibrio fra le forze in lizza, che si contendono uno stato fra i più ricchi e popolosi della Repubblica federale, con oltre 10 milioni di abitanti. Da un lato il governo di Winfried Kretschmann, formato da Verdi e SPD, che cerca la riconferma in uno stato che ha una lunghissima storia di governi di destra guidati dalla CDU, il partito di Angela Merkel. Eppure, anche in un momento difficile come questo – oltre ai fatti di Colonia, ci sono stati di recente diversi allarmi attentati in Germania: da ultimo, quello che ha portato a evacuare la notte di Capodanno due stazioni ferroviarie a Monaco – nessuno si è sognato di cavalcare l’onda dell’odio e del populismo.

Certo, la Germania non è il paradiso in terra: anche qui è in atto quella precarizzazione del lavoro che sta colpendo la classe media in tutta Europa. Si è reduci da una stagione di scioperi molto dura, che ha investito settori quali il trasporto pubblico, le poste e l’educazione. In città come Brema – dove la situazione è molto diversa da Stoccarda – quasi un bambino su tre è al di sotto della soglia di povertà (dati recenti del Wirtschafts- und Sozialwissenschaftlichen Institut). Legato a questo, vi è poi il fenomeno della xenofobia, che investe soprattutto le zone più povere del paese, come dimostrato dal caso di Pegida. Eppure, non si può che guardare con ammirazione (e un po’ di invidia) a uno stato e a una società civile che, con la forza delle azioni, sta più di altri dando una risposta convincente a questa crisi europea, che è forse la sfida più grande del nostro tempo: quella dei rifugiati. Niente franchi tiratori, poca retorica, tanti fatti. E poi, questa bellissima festa. Non dimentichiamo Stoccarda.


Profilo dell'autore

Simone Zoppellaro

Simone Zoppellaro
Giornalista freelance. Autore dei libri “Armenia oggi” (2016) e "Il genocidio degli yazidi" (2017), entrambi editi da Guerini e Associati. Collabora con l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccarda e con l'ONG Gariwo - La foresta dei Giusti.

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