Le anime di Marco Polo I viaggi più importanti dell'uomo diventano versi: Darwin verso le Galapagos, i pellegrini medioevali verso Roma. Nella sua ultima opera, Giancarlo Baroni racconta Ulisse, Guglielmo di Rubruck, Marco Polo, Colombo, Amerigo Vespucci, Magellano e Pigafetta, Bartolomé de Las Casas, Matteo Ricci, Livingstone e Stanley, Vittorio Bottego. Restituendo le limitazioni e le emozioni umane ai cammini che hanno segnato la storia

di Reginaldo Cerolini

Nel 1932 un libro ormai famoso scosse il Brasile: si tratta di una raccolta di poesie di una cinquantina di poeti lusofoni. Il tratto particolare del testo è che tutti questi poeti erano morti e, secondo la visione “Espirita” (o religione dello Spiritismo), scrivevano direttamente dall’aldilà tramite il medium diciottenne Francisco Candido Xavier. Il libro in questione è Parnaso de alem-tumulo che si potrebbe tradurre Il Parnaso dell’oltretomba oppure Il Parnaso dell’aldilà.

Ora perché un inizio tanto ierofantico per una recensione? E’ presto detto.

Leggendo Le anime di Marco Polo dell’autore Giancarlo Baroni mi è stato impossibile non pensarci. La struttura della raccolta poetica interpreta –intimamente- le vicende dei personaggi della storia come appunto un’incorporazione della loro voce, del loro umano punto di vista riguardo i noti eventi della Storia. Di fatto però il testo ha un significato più ampio, essendo molto critico nei confronti della storia e delle sue egemonie politiche, ideologiche, religiose, sapendo spesso interpretare posizioni contrastanti. Non è insomma un libro o una miscellanea di tesi, ma un invito al pensiero.

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Le anime di Marco Polo, si compone di 13 parti poetiche, talvolta singoli componimenti o un insieme di liriche.

Tratti stilistici solidi sono immediati con la poesia Conquistadores (pag.32), inserita nella parte di Americhe di Amerigo:

Non miseri villaggi

ma campi coltivati pascoli palazzi

questa enorme città costruita sull’acqua.

La conquistiamo incendiandola

per conto della Spagna.

Oppure con Il rifiuto dell’indiano ribelle (pag. 33), nella stessa parte Americhe …:

Gli chiedono se vuole

prima dell’esecuzione

convertirsi. A sua volta domanda

se in paradiso vivono

cristiani simili a loro.

O ancora con Bartolomé (e i misfatti dei conquistatori) (pag.34), sempre in Americhe…:

 

Come dei lupi sbranano

le spade al posto del Vangelo …

 

Si vede come lo sguardo, attento e fermo dell’autore, restituisce la possibilità significante di queste voci trapassate, con presumibile onestà documentaria, sintesi cognitiva e grazia poetica. Infatti la poesia Bartolemé, come molte altre nelle varie parti del libro, si avvale di riferimenti storici inseriti in corsivo nel testo (peccato solo che non ci siano note ad indicare all’esegeta da dove deriverebbero tali fonti) e così, conclude:

Separano i bimbi dalle madri

e li massacrano.

L’economia della parola, insieme alla scelta terminologica, in Baroni ha una finalità evocatica; come una restituzione, contestualizzata, dello spirito umano.

La poetica ritratteggia, fra i vari personaggi della storia con e senza nome, anche le traversie del naturalista Darwin, mostrando con cura affettuosa le sfaccettature quotidiane dell’uomo. Nella parte Attorno alle Galapagos (pag.39) incontriamo:

L’arcipelago alle spalle

si chiede quante miglia

lo separano dall’Inghilterra. Soffre

di frequenti emicranie strane

palpitazioni.

Come felice è nella parte Incontri/Apparizioni, la restituzione del missionario e dottore David Livingstone nella lirica I monti della luna (pag. 47):

Solleva dalla fronte il berretto

da marinaio e di colore azzurro

mi sorride sdentato:

il dottor Livingstone, suppongo.

 

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E nella stessa raccolta è squisitamente contemporanea e divertente la poesia Uomo delle Nevi (pag. 53)

Fantasma delle montagne

miraggio degli alpinisti

 oggi lo vedi a Kathmandu

sulle T-shirt dei turisti.

Comprendiamo così che in questo viaggio nel tempo, nello spazio, vi è posto per riflessioni anche meno solenni. In questo è molto innovativo, perché spolvera la poesia stessa della sua retorica di verità, di dolore o solennità dell’ineluttabile quotidianità, aprendo un dialogo divertito e divertente con l’ironia simpatica delle poetesse Szymborska (in special modo la poesia Sulla morte, senza esagerare) e Maxine Hong Kingston (in particolar modo, la lettura all’Università di Berkeley Lunch Poems 4/2004 in cui parla della sua trasformazione da romanziera a poeta).


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