Il Marocco e il mito dell’ospitalità: la sfida dell’accoglienza

Annamaria Bianco

Annamaria Bianco

Giornalista pubblicista dal 2012 e dallo stesso anno vagabonda fra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Traduttrice, anche. Il cuore come il porto della sua Napoli, scrive per lo più di interculturalità e mondo arabo-islamico.
Annamaria Bianco

La situazione dei rifugiati nel Regno nordafricano è considerata “potenzialmente esplosiva”. Ma in bilico tra proclami governativi e orrori gestionali (si pensi a Ceuta e Melilla), l’instancabile lavoro delle ong sta producendo risultati incoraggianti

In Marocco sono 6471 le persone che rientrano sotto il mandato dell’UNHCR: 4437 rifugiati e 2034 richiedenti asilo. Dati statistici aggiornati al mese scorso1 dietro cui si nascondono storie di individui provenienti principalmente da Siria (3058), Yemen (451) e Costa d’Avorio (279), assieme a Congo (166), Iraq (133) e Repubblica Centrafricana (109).

Per quanto queste cifre non eguaglino quelle di altri Paesi dell’area MENA in rapporto alla popolazione nativa di ciascuno, esse offrono comunque il quadro di una situazione potenzialmente esplosiva che presenta sì molte sfide, ma anche diverse opportunità, secondo il Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo (CNDH). In un recente report tematico sulla situazione dei migranti e dei rifugiati il CNDH ha pertanto fatto appello al Governo per una radicale innovazione delle politiche di accoglienza, di cui le enclaves di Ceuta e Melilla, coi loro centri di identificazione, rappresentano dei tristissimi gap che vanno a sommarsi alle campagne di espulsioni e respingimenti verso l’Algeria e la Mauritania; vere e proprie violazioni dei diritti umani. D’altro canto, esattamente tre anni fa, il Marocco ha firmato una dichiarazione congiunta con l’Unione Europea ed i suoi Stati membri finalizzata alla stipula di un partenariato di mobilità che ha reso il Regno un principale interlocutore della sponda sud del Mediterraneo, caricando il rispetto del principio di non-refoulement di implicazioni automaticamente extra-territoriali.

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Per attirare l’attenzione sulle sue istanze, ma soprattutto sulle storie dei rifugiati di cui si fa portavoce, il CNDH organizza annualmente, a partire dal 2011, un ciclo di eventi in collaborazione con l’UNCHR per celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato, che sono durati stavolta dal 16 al 21 giugno scorsi. Ad inaugurare la seigiorni di mostre fotografiche e documentari, sfilate di moda, giochi per bambini, concerti, spettacoli e f’tour interculturali, vi sono stati Anis Birrou, Ministro responsabile dei Marocchini residenti all’estero e degli Affari dell’Immigrazione, e El Yazami, Presidente del CNDH, i quali, esprimendosi l’uno in arabo e l’altro in francese hanno espresso preoccupazione per “la crisi dell’asilo” attualmente in corso fuori e dentro i confini nazionali, facendo appello a sentimenti di fratellanza e di umanitarismo che si spera diano i loro frutti, una volta piantati nella società marocchina, tradizionalmente fondata sul rispetto dei valori dell’ospitalità che sembrano oggi ritrovarsi solo nei piccoli villaggi; quelli che al momento registrano il maggior numero di stranieri.

A spingersi oltre la retorica è senza dubbio il lavoro di ONG come la Fondation Orient-Occident, partner degli eventi da poco terminati, che si occupa dell’integrazione e dell’avviamento al lavoro di migranti in larga parte africani, attraverso l’attivazione di sportelli di assistenza e corsi di lingua inglese, araba e francese.

Testimonianze preziose sono quelle raccolte nel volume fotografico appena pubblicato Un Si Long Chemin – Paroles de réfugiés au Maroc, a cura di Jalil Bennani, psicanalista e scrittore che dalle sue riflessioni sull’esilio e sul trauma della migrazione non reputa efficace altra terapia all’infuori della “parola”, poiché “non si conosce davvero l’altro se non tramite la parola”, il “fondamento dell’essere umano”.

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Marocco

Dar voce dunque alle storie personali dei rifugiati, trasformarli da “oggetti” a “soggetti” del discorso è – secondo Bennani – la migliore delle strategie che si possa mettere in atto per interpellare la coscienza sociale dei marocchini e plasmare la legge a immagine e somiglianza di quest’ultima, a dispetto dalle sfide poste inevitabilmente in essere. La sfida dell’accoglienza in Marocco è adesso trasformare quotidianamente il mito in realtà.


1 N. b. La pagina ufficiale dell’UNHCR Marocco mostra ancora i dati di marzo e aprile: http://ma.one.un.org/content/unct/morocco/fr/home/agencesun/UNHCR.html. I dati aggiornati a maggio sono stati invece forniti attraverso una nota d’informazione distribuita durante le celebrazioni della giornata mondiale del rifugiato che hanno avuto luogo a Rabat dal 16 al 21 giugno.