Vogliamo l’uguaglianza? Allora mettiamo il re a testa in giù

di Joshua Evangelista

È la chiusa tra il lago Mälaren e il mar Baltico. Ospita bar e ristoranti alla moda ed è un simbolo dell’armonia degli svedesi con i propri flussi idrici. Fra traghetti per turisti, grandi navi e imbarcazioni dirette ogni settimana in Finlandia, Polonia e nei paesi baltici, l’area di Slussen racconta perfettamente la vitalità della capitale svedese e la sua proiezione verso le altre culture. E da qualche mese è anche la sede di un inedito dibattito sul ruolo dei monumenti nei rapporti di potere tra governati e governanti.

Slussen ospita, tra gli altri, lo Stadmuseet, il museo della storia cittadina attualmente in ristrutturazione e che riaprirà i battenti nel 2018. Nel contesto di un nuovo piano di sviluppo del quartiere, uno dei suoi monumenti, la statua di re Carlo XIV Giovanni di Svezia a cavallo, è stato rimosso e temporaneamente posizionato nell’adiacente area di Slottsbacken. Nel capire cosa fare della statua una volta terminati i lavori, si è ipotizzato di lasciarla in pianta stabile da qualche parta a Ryssgarden, proprio dove sorge lo Stadmuseet.

Il collettivo Critical habitats – formato da docenti, artisti e architetti che studiano il rapporto tra potere e urbanistica per una redistribuzione equa del suolo pubblico ai cittadini – ha lanciato una proposta non convenzionale sull’ubicazione della statua del Re (un borghese francese giacobino diventato sovrano del Regno di Svezia per sopperire all’assenza di eredi al trono di Carlo XIII): collocarla capovolta, come simbolo dell’impegno della città a combattere la disuguaglianza.

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Del resto l’obiettivo del Museo è quello di teorizzare e mediare tra il presente e la storia della città, e posizionare a caso la statua significherebbe ignorare cosa è stata la figura del re per il paese scandinavo. “La missione del programma si interseca con i nostri interessi a contrattaccare la negazione della storicità dei luoghi pubblici”, spiegano i membri del collettivo, tra cui spiccano Samira Ariadad, Graziela Kunsch, Helena Mattsson, Peter Osborne, Sven-Olov Wallenstein e Eyal Weizman. “Un mero riposizionamento della statua rappresenterebbe la negazione delle disuguaglianze del passato, che continuano a dare forma alle relazioni di potere del presente, naturalizzandole”.

Ciò che mancherebbe nella nuova Slussen, quindi, sarebbe la rappresentazione dei conflitti per gli interessi di potere. Nello storytelling urbanistico di oggi, affetto dalla competizione più accesa tra le città, “ci chiediamo se il ruolo dello Stadsmuseet nel marketing di Stoccolma possa essere legato alla problematizzazione di questa stessa narrativa competitiva”.

Insomma, l’ubicazione di un monumento ha la possibilità di trasformarsi in un dibattito pubblico sul potere nel contesto delle grandi opere e nella ridefinizione del ruolo di un museo importante come lo Stadsmuseet nella costruzione della coscienza civile dei cittadini. Del resto nel sito dell’ente, che si prepara in grande alla nuova inaugurazione, si legge: “la storia di Stoccolma è un’avventura, e la sperimenterai in modi mai provati prima”. Si era mai sperimentata, in Svezia, la vista di una statua regale sottosopra?

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“Proponiamo di posizionare la statua capovolta a Ryssgarden, lì dove iniziano le scale d’accesso al cortile dello Stadmusset”. Ma la proposta non si limita a una provocazione dadaista. “Vogliamo piazzare delle scale per permettere alle persone di arrampicarsi sul cavaliere e di trasformare la statua in uno speaker’s corner, concedendo inoltre a tutti di godere della vista che prima era concessa solo ai re a cavallo”. La statua servirebbe da strumento pedagogico permanente, uno stendardo sul concetto di uguaglianza nell’alternarsi delle mostre temporanee.

È evidente che la proposta/provocazione parta dall’assunto che anche le scelte concrete di politica urbana si sviluppano in un contesto non neutrale. “Come ai tempi di Carlo XIV Giovanni, anche nel presente le disuguaglianze di Stoccolma non sono un sintomo collaterale di un sistema di buone intenzioni ma la conseguenza naturale di un sistema a sua volta basato sulla disuguaglianza”.


Profilo dell'autore

Joshua Evangelista

Joshua Evangelista
Responsabile e co-fondatore di Frontiere News. Scrive di minoranze e diritti umani su Middle East Eye, Espresso, Repubblica, Internazionale e altre testate nazionali e internazionali
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