El Habib Louai, un poeta marocchino beat

intervista di Sana Darghmouni

Innanzitutto potresti far conoscere ai lettori qualcosa di te stesso, delle tue opere e del tuo percorso artistico?

Mi chiamo El Habib Louai, sono nato nel 1985 in un piccolo villaggio chiamato Tinwaynan vicino all’antica città di Taroudant. Sono cresciuto in una grande famiglia berbera che non aveva le condizioni giuste per poter studiare e quindi si è accontentata di lavorare la terra o di fare altre attività in proprio. Ho dovuto lasciare il mio piccolo villaggio dopo le scuole elementari perché non c’era una scuola media, per andare a studiare alla scuola media Rahal Elmaskini poi al liceo Ibn Souleimane Roudani e mi sono diplomato in lettere moderne. Dopo mi sono iscritto all’università Ibn Zohr nella città di Agadir dove ho studiato lingua e letteratura inglese e ho conseguito un master in letterature comparate nel 2012, mentre contemporaneamente insegnavo inglese. Ora sono iscritto ad un Dottorato di ricerca all’università Mohammed V a Rabat e sto per finire una tesi sullo scambio culturale tra gli scrittori della Beat Generation e gli scrittori marocchini che ne sono stati influenzati. Mi piacciono la letteratura e tutte le arti, soprattutto la poesia e la musica, e mi interesso soprattutto di poesia americana impegnata degli anni ‘50 e ‘60. Pur leggendo tanti romanzi durante gli anni delle scuole medie non mi ero interessato alla scrittura allora. Ho incominciato ad interessarmi alla scrittura nei primi anni del liceo e all’inizio mi piaceva molto il romanzo breve perché tale genere è in grado di rispecchiare il quotidiano in modo conciso e con poche parole e espressioni. Nel mio caso il romanzo breve prese la forma dell’autobiografia perché mi basavo molto sulle mie esperienze personali come sottofondo a partire dal quale costruire la trama della storia. Sono stato molto influenzato da autori famosi quali Gustave Flaubert, Franz Kafka, Edgar Allan Poe, Ernest Hemingway, William Faulkner, Flannery O’Connor, James Joyce, Guy de Maupassant, Mark Twain e Jorge Luis Borges. Ho ricevuto dei certificati di riconoscimento ma ho smesso di scrivere il romanzo breve perché richiede molto tempo e tanta concentrazione quindi ho iniziato a scrivere poesia perché riassume l’esperienza umana in poche parole incisive e lascia spazio al lettore di gustarla, analizzarla e capirla a modo suo.

All’inizio mi interessavo alla traduzione di poeti ribelli della cultura americana, soprattutto del periodo degli anni 50 e 60, e ho pubblicato queste traduzioni in alcune riviste arabe e in giornali nazionali e internazionali. Nello stesso momento ho iniziato a scrivere le mie prime poesie in inglese. Posso dire che le condizioni materiali e lo stato sociale della mia famiglia e della maggior parte degli abitanti del mio villaggio mi hanno spinto a scrivere per raccontare il dolore e le grandi speranze che nascevano dentro di me allora. Ho scelto l’inglese per due motivi: per la fluidità acquistata e sviluppata durante i miei studi di inglese al liceo e per la sua diffusione in tutto il mondo. Così ho preferito l’inglese dato che è una lingua universale per comunicare e condividere la mia esperienza come poeta e traduttore con il più grande numero possibile di lettori in tutto il mondo. Prima di pubblicare la mia prima raccolta “Mrs. Jones Will Now Know: Poems Of A Desperate Rebel” (Ora la signora Jones saprà: le poesie di un ribelle disperato), ho rafforzato i miei rapporti con poeti provenienti da vari paesi e ho chiamato scrittori che considero modelli, abbiamo comunicato via email o facebook e le loro esperienze mi sono state utili. Mandavo loro alcune mie poesie e mi incoraggiavano a scrivere. Tra i poeti più importanti vi erano Michael Rothenberg e Paul Nelson con i quali avevo una profonda amicizia coronata da un nostro incontro in America dove abbiamo letto le nostre poesie in varie occasioni. All’inizio ho pubblicato le mie poesie in riviste americane ed europee che si interessano di poesia internazionale nuova scritta in lingua inglese, e questo mi ha incoraggiato a raccogliere tutte le mie poesie in una raccolta negli Stati Uniti, dalla quale ho letto in molte occasioni duranti i miei viaggi per gli USA. Il primo di questi viaggi è stato nel 2013 quando ho fatto un tour in America nel corso del quale ho letto le mie poesie e ho incontrato gran parte dei poeti con i quali corrispondevo in internet, tra i quali Michael Rothenberg, Terri Carrion, Bob Holman, Paul Nelson, Sam Hamill, Reed Bye, Michael McClure, Peter Hill, Joanne Kyger, Donald Gurvitch, Dennis Formento, Jaki Shelton Green, Hassan Mlihi, Richard Croft  e Anne Waldman che mi aveva invitato ad assistere a delle lezioni e ad una lettura poetica nella scuola della poesia Jack Kerouac dove ho incontrato Thurston Moore e altri musicisti. Sono stati momenti piacevoli e ho tratto beneficio dalla mia esperienza come scrittore giovane là in quanto ho viaggiato in pullman e in treno percorrendo l’America da Est a Ovest e da Nord a Sud come fecero esattamente i fondatori del movimento della Beat Generation. Abbiamo passato dei bei momenti e scalato le Rocky Mountains, sono anche stato invitato a leggere le mie poesie e traduzioni delle poesie della Beat Generation allo Shambhala Mountain Center, punto di riferimento per Allen Ginsberg e Peter Orlovsky. Ho letto  insieme allo scultore e poeta che aveva realizzato le loro lapidi collocate accanto alle loro ceneri, sepolte appunto nel parco di quella struttura. E in quanto rappresentante del movimento 100 mila poeti per il cambiamento ho organizzato vari eventi per celebrare la poesia e i poeti e per difendere il cambiamento positivo nella nostra società. La rivista Big Bridge ha pubblicato un’antologia di poesia marocchina contemporanea come riconoscimento della partecipazione dei poeti marocchini che stanno al passo del cambiamento positivo.

Dove ti collochi all’interno della poesia marocchina contemporanea?

Credo che la mia esperienza poetica sia legata essenzialmente ai miei studi delle letterature inglese, americana e francese, perciò posso affermare che la mia poesia attinge i suoi principi teorici ed estetici dalle varie scuole poetiche di quei paesi. Se vogliamo parlare della mia collocazione nella poesia marocchina contemporanea credo di poter affermare di appartenere ad una generazione di poeti marocchini influenzati dai poeti della nuova sensibilità sbocciata agli inizi degli anni 90 del secolo scorso e che hanno sperimentato con la struttura e gli argomenti della poesia adottando forme di poesia in prosa, cioè una poesia che non rispetta le condizioni della metrica e della rima, una poesia basata su una lingua poetica fluida, semplice e trasparente. Bisogna anche riconoscere l’influenza positiva dell’esperienza poetica di poeti e scrittori marocchini appartenenti al patrimonio poetico precedente, in quanto come poeta dovrei conoscere l’opera poetica per cominciare a scrivere e qui devo riconoscere l’influenza della generazione degli anni 70 sulla mia visione poetica e cito soprattutto Abdallah Raji’, Ahmed benmimoune, Mohammed Bouchikhi, Rachid Elmoumni e Ahmed Barakat che è arrivato quasi dopo una generazione, poeti che hanno voluto cambiare la realtà e lottato per creare una nuova modernità e nuove immagini e per creare il multiplo in quello che viene definito il postmoderno poetico. Tutti questi poeti e altri sono presenti nella nuova scrittura poetica marocchina sviluppata da una generazione giovane che ha vissuto le rivoluzioni di quella che viene chiamata Primavera araba.

 

Quali sono gli argomenti predominanti nella tua poesia e soprattutto alla luce di quanto sta succedendo ora nel mondo? Consideri l’arte legata alla realtà e quindi richiede all’artista un certo impegno oppure la consideri libera da ogni legame con gli eventi esterni?

La maggior parte degli argomenti che tratto nella mia poesia ha a che fare con i valori universali che condividiamo come persone indipendentemente dalla nostra etnia, cultura, appartenenza ideologica o religiosa. A mio avviso nella scrittura bisogna mettere in evidenza i punti comuni tra i membri della società umana. Ogni poeta o scrittore che si occupa dell’argomento dell’umanità senza dubbio spera nella diffusione della libertà, pace, giustizia e dignità, e condanna le guerre, la distruzione, lo sfruttamento, il fanatismo e ogni tipo di corruzione. Il poeta potrebbe vivere nel suo universo dimenticando il mondo, ma un poeta è tale perché sente eccessivamente ciò che succede attorno a lui in un mondo mutevole. Anche nei momenti di massima felicità e contentezza mi soffermo per degli attimi a pensare a coloro che soffrono i guai delle guerre senza poter far nulla, mi vengono in mente coloro che soffrono negli ospedali senza aver una colpa o coloro che manifestano in una piazza pubblica contro un dittatore corrotto. Credo che la felicità, nonostante possa essere immaginata in molteplici modi, non sia un’esperienza individuale ma sentiamo il suo effetto quando la condividiamo con un’altra persona diversa da noi in una data società vicina o lontana. E così sentire gli altri e condividere le loro sofferenze sono diventati tra gli argomenti che si ripetono nella mia scrittura e questi argomenti sono presenti in testi che ho scritto durante viaggi perché la visione si intensifica e rappresenta l’esperienza in uno spazio e un tempo diversi.

Come ho detto prima l’artista non può vivere nel suo universo e dimenticare il mondo, perciò l’arte è legata alla realtà dalla quale attinge la sua materia e i suoi argomenti. E dato che l’artista non può separarsi da questa realtà, è costretto ad interagire con i suoi avvenimenti tristi e tragici, ha l’obbligo di partecipare nel dibattito sociale e proporre una visione completa per risolvere i problemi della sua società producendo testi che rivelano la sofferenza dell’individuo e suggerendo modi per fermarla. Deve produrre testi creativi in cui ci si immagina cosa bisogna fare per salvare il salvabile con la possibilità di allargare la visione creativa fino ad abbracciare l’esistenza con tutte le sua contraddizioni. In questo senso per me il concetto di impegno è legato alla responsabilità etica e storica che l’artista si assume come membro all’interno della società per elevare il livello di consapevolezza sociale senza recitare il ruolo del predicatore o la guida che pretende di possedere la conoscenza o di dare soluzioni definitive. L’artista non può ignorare la guerra e le sue sofferenze e i danni della corruzione e dell’ingiustizia e vivere nei suoi sperimenti linguistici e metaforici perché quei problemi sociali e politici minacciano la morale, l’amore e il rispetto che sono considerati la base dell’esistenza umana. Posso citare qua poeti che mi ispirano nella mia esperienza creativa come Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, Amiri Baraka, Michael McClure, Denise Levertov, Philip Whalen, Gary Snyder,  Langston Hughes, Maya Angelou, John Jordan, Adrienne Rich, Ed Duran e altri.

 

C’è un aspetto berbero che domina nella tua poesia?

Certo. Il poeta o l’artista in generale non può staccarsi dalla sua società e dalle sue componenti culturali ed etniche, queste hanno trovato la loro strada nella mia personalità sia consapevolmente che inconsapevolmente. Dato che sono nato in una famiglia berbera e cresciuto in villaggio berbero, l’influenza della cultura berbera, con le sue abitudini e i suoi riti antichi, ha contribuito senz’altro a formare la mia visione dell’esistenza e del mondo, e di conseguenza si riflettono sulla mia opera creativa e sulla mia comprensione del ruolo dell’artista nel far conoscere la causa della comunità a cui appartengo, soprattutto se questa comunità soffre una sistematica emarginazione. Nelle mie opere si ripetono i temi della preoccupazione dell’uomo berbero nell’affrontare le forme di esclusione e povertà che ha subito nel corso della storia per motivi legati al potere politico governante. Un altro tema che si ripete nelle mie poesie è quello dei tentativi di seppellire la vera storia del popolo berbero, oltre ad altri temi che riguardano i valori umani come l’amore, il sacrificio, la giustizia, il rapporto stretto tra l’uomo berbero e la terra, l’appartenenza culturale e l’invito a salvaguardare il patrimonio linguistico e culturale attraverso la scrittura della letteratura orale del popolo berbero. Dato che scrivo in inglese, il mio ruolo come artista risiede nel trasmettere l’esperienza dell’uomo berbero al lettore straniero in una poesia in prosa che attinge le sue immagini e la sua lingua dal vissuto quotidiano delle classi che soffrono sulla terra e che evidenzia come i rappresentanti politici ignorano le sue richieste. Tutto questo in uno stile artistico che mischia a volte i ritmi della musica Jazz e la musica berbera e letture di poesie in inglese e in berbero, confermando che le arti nelle loro diverse forme possono convivere per rispecchiare le cose comuni tra gli uomini indipendentemente dalla sua origine o ambiente culturale o linguistico. Nessuno stato può avere successo nell’imprimere le basi della democrazia nelle sue leggi se non riconosce l’altro e se non si impegna a tutelare i suoi diritti alla diversità senza toccare i principi della giusta rappresentazione.


L’INTERVISTA È PARTE DEL 6° NUMERO DE LA MACCHINA SOGNANTE, UNA RIVISTA DI SCRITTURE DAL MONDO. OGNI SETTIMANA FRONTIERE NEWS PUBBLICA UN ARTICOLO SELEZIONATO DALLA REDAZIONE DE LA MACCHINA SOGNANTE. QUI LE POESIE DI El Habib Louai


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