Il riscatto di Amr: ieri ‘schiavo’ a Roma, oggi padrone dei suoi sogni

Amr Sallam, egiziano di 31 anni laureato in Economia nel suo paese, è in Italia dal 2008. Potrebbe sembrare una storia come tante, ma quella di Amr spicca per l’incredibile numero di soprusi subiti in Italia e per il riscatto ottenuto, a testa bassa, lottando con determinazione contro le ingiustizie.

In principio il viaggio della fortuna. “Sono partito dall’Egitto con una nave mercantile, il viaggio mi è costato molto ed è durato 17 giorni ma è stato un viaggio sicuro. Purtroppo non tutti hanno la disponibilità economica per partire così. A settembre 2014, un mio cugino partì su un barcone per venire in Italia. I miei zii mi chiamarono preoccupati perché di solito ogni migrante una volta giunto chiama i propri cari. Loro non ebbero nessuna notizia, e così contattai per giorni la guardia costiera italiana per sapere se mio cugino fosse arrivato in Sicilia. I telegiornali qualche giorno dopo diedero la notizia del naufragio del barcone con a bordo 500 persone”.

Dopo il viaggio, ad Amr succede letteralmente di tutto. Imbrogli, soprusi, sfruttamenti lavorativi ai limiti della schiavitù in una Roma sommersa e apparentemente invisibile. La sua storia è raccontata dalla giovane attrice Maria Laura Moraci, alla sua prima regia in Amr, storia di un riscatto. “Ho scelto di raccontare la sua storia, perché fa parte di quelle degli immigrati di cui si parla meno: i migranti economici”, spiega Moraci, secondo cui la distinzione di questi con i migranti in fuga dalla guerra porta pericolosamente a “separare i ‘buoni’, cioè i rifugiati che vanno protetti e accolti, dai ‘meno buoni’, ossia i migranti economici che vanno rispediti a casa in balia del loro destino”.

Oggi Amr è proprietario della “Pizzeria La Stazione” a Ciampino, ma non dimentica le ingiustizie subite. “A chi è nella condizione in cui ero io, consiglio di mettersi in gioco e fare sacrifici per realizzare i propri sogni senza però perdere mai la propria dignità e avendo sempre presente i propri diritti. Io non sono partito dall’Egitto perché fuggivo da una guerra ma per migliorare la mia situazione economica. Ci definiscono migranti economici, ma in verità siamo persone come tutti, alla ricerca di una vita e di un futuro migliori”, spiega Amr.


Redazione