L’archivio delle grandi storie della Resistenza Europea Intervista di Valerio Evangelista - traduzione a cura di Mara Zatti

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Un portale per conservare e rendere disponibili per tutti, su internet, le storie e i ricordi delle persone che avevano combattuto e si erano impegnate nella resistenza contro il terrore del fascismo e del nazionalsocialismo.

Con questo obiettivo dieci anni fa è nato l’Archivio della Resistenza Europea, quando gli iPhone muovevano i primissimi passi nel mercato e i siti web avevano design (e soprattutto funzionalità) che oggi definiremmo perlomeno obsoleti. Oliver Grimm, storico programmatore e sviluppatore di Babbel, ha colto l’esigenza di rinnovare la grafica e ha lavorato insieme al suo team per adeguare i contenuti ad un format fruibile via smartphone.

La piattaforma – il cui cuore è costituito da ventuno video-interviste con partigiani provenienti da Polonia, Francia, Slovenia, Italia, Austria e Germania – è stata inoltre arricchita di una descrizione sui movimenti di Resistenza di ognuno di questi paesi, per dare uno sfondo storico comprensibile agli eventi narrati nelle interviste.

Oliver ci ha parlato del suo lavoro nell’ARE e dell’importanza di tramandare alle prossime generazioni le storie di chi ha lottato per una società più libera e aperta.


Come è maturato in te il desiderio di lavorare ad un archivio europeo che raccontasse le storie della Resistenza al nazifascismo?

All’inizio degli anni Novanta ero già molto attivo in strutture Antifa. Venni così a conoscenza dei Mondiali Antirazzisti, una manifestazione sportiva e culturale nata nel 1997 da un Progetto Ultrà – UISP Emilia Romagna in collaborazione con Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza di Reggio Emilia).

Qui conobbi dei ragazzi tedeschi residenti in Italia che facevano parte dell’Istoreco e che cercavano qualcuno che li aiutasse a realizzare il progetto sulla Resistenza. Ho deciso così di abbandonare il mio lavoro all’Università e ho cominciato a lavorare a Berlino in una piccola agenzia web che mi diede l’incarico di lavorare al progetto, permettendomi così di portare avanti la mia passione politica potendo anche guadagnarmi da vivere.


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In che modo la tua esperienza da Babbel, di cui tu sei uno dei programmatori, ti ha aiutato nella realizzazione del progetto?

In moltissimi modi, sia per la parte tecnica che per quella dei contenuti.

Il progetto è nato 11 anni fa e col passare del tempo ci siamo resi conto che la pagina aveva bisogno di migliorie: l’obiettivo era quello di risolvere i problemi tecnici, modernizzare il design della pagina, nonché renderne possibile la visualizzazione su schermi di diverse grandezze. La mia esperienza da Babbel mi ha sicuramente aiutato a crescere professionalmente e queste nuove conoscenze sono potute confluire nel progetto.

Ma per portare a termine tutti questi cambiamenti serviva tempo: ho deciso così di sfruttare il mio sabbatico di tre mesi (una possibilità che Babbel offre a tutti i dipendenti dopo due anni) per eseguire le modifiche necessarie al progetto. CultureLabs, la cooperativa con cui lavoro, mi ha finanziato in questo periodo, reinvestendo così nel sociale guadagni ottenuti da un lavoro storico sull’Antifa.

Quando al mio ritorno ho presentato in ufficio in un incontro informale l’Archivio della Resistenza ho ricevuto da moltissimi colleghi offerte di aiuto: dato che da Babbel lavorano molti esperti ed insegnanti di lingue, autori per contenuti e-learning e traduttori, è sembrato ovvio e naturale lavorare insieme a tradurre i contenuti, fino a quel momento disponibili per intero solo in inglese.

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Cosa significa per te tramandare le testimonianze di chi ha lottato per una società più libera e aperta?

L’aspetto più significativo di questo progetto è dare voce a quanti hanno vissuto delle esperienze così traumatiche e rendere così questi eventi nuovamente attuali. Non credo infatti che i giovani siano veramente coscienti che quanto sta accadendo oggi è già successo: delle persone vogliono escluderne altre per via del colore della pelle o della religione. Per evitare che questo arrivi a conseguenze estreme è necessario rendere fruibili le testimonianze di persone che hanno rischiato in prima persona per un ideale umanitario antifascista. È la prova che una resistenza c’è sempre stata e questo archivio è uno strumento per renderla nuovamente attiva.


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Puoi raccontarci una delle storie raccolte che ti ha colpito di più?

Non vorrei evidenziare nessuna storia in particolare: sono tutte importanti di per sé e hanno un proprio valore. Ovviamente però quelle delle persone che ho conosciuto personalmente mi sono rimaste più impresse, come ad esempio quelle di Giacomina Castagnetti, Giacomo Notari e Fernando Cavazzini. Trovo particolarmente bella l’intervista ad Anita Malavasi, detta “Laila”: racconta infatti di come tra i partigiani tutti avessero gli stessi diritti e gli stessi doveri. I ruoli tradizionali “uomo-donna” non avevano nessuna importanza.

Piattaforme come Babbel svolgono un ruolo fondamentale nell’abbattere le barriere che dividono i popoli, in primis quelle linguistiche. Pensi che una più profonda capacità comunicativa possa arginare l’ascesa di nuovi regimi identitari in Europa?

Sicuramente poter comunicare è molto importante per poter trasmettere valori comuni e avvicinare le persone. Può servire molto ad informarsi meglio e cercare fonti d’informazione diverse e indipendenti e scambiare esperienze. È fondamentale però passare da questo livello di pura informazione e scambio a quello dell’azione, organizzarsi per combattere queste tendenze di destra che stanno riprendendo piede. Sono necessarie azioni congiunte extraterritoriali e pensare a strategie comuni, dato che la scena di destra ha dovunque strutture molto simili.

Qui è disponibile il racconto per intero del progetto riguardante l’Archivio della Resistenza.


 Oliver Grimm ha cominciato a lavorare da Babbel nove anni fa. Attualmente occupa la posizione di sviluppatore full-stack e Tech Lead nel dipartimento NBI (“New Business Initiatives”), dedicato all’acquisizione di nuove aree di business e allo sviluppo di nuove strategie.

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Ha lavorato in precedenza al politecnico Beuth di Berlino nell’ambito dell’e-Learning, lavoro che ha abbandonato per dedicarsi alla realizzazione dell’Archivio della Resistenza Europea in una piccola azienda internet di Berlino.

Nel tempo libero organizza viaggi turistici storici e socio-politici con la sua cooperativa CultureLabs eG.


Foto copertina: Ivan Srčnik con un gruppo di partigiani a Sanski most (Bosnia erzegovina), 28 Maggio 1945


Redazione