“Ti senti più italiano o marocchino?”

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Anas ha 21 anni, è nato in Marocco ma è cresciuto in Italia. I suoi compagni italiani lo consideravano un “ospite”; i parenti in Marocco dicevano che sarebbe sempre stato marocchino, salvo poi rimangiarsi tutto nel scoprire la sua omosessualità.

Lui sta gradualmente facendo pace con l’alternarsi di contraddizioni identitarie che ha vissuto. Ma ci sono ancora domande a cui non sa dare una risposta. Come quella che si è posto a 12 anni, quando il padre ha annunciato con gioia l’acquisizione della cittadinanza italiana: “Io non capivo. Fino a quel momento, che cosa ero stato?”


Mi chiamo Anas, sono nato in Marocco e per quasi tutta la vita mi sono riconosciuto in più identità.

A 10 anni ritornai in Marocco e i miei zii puntualmente mi chiedevano: “Ti senti più italiano o marocchino?” Io rispondevo marocchino, ma solo per non deluderli.

A 12 anni, mio padre tornò festoso a casa e urlò: “Siamo finalmente cittadini italiani, 15 anni ho aspettato”. Io non capivo. Ma fino a quel momento, che cosa ero stato?

A 13 anni ritornai di nuovo in Marocco, e questa volta risposi ai miei zii in modo diverso: “Sono italiano”. Loro si misero a ridere, perché: “Eh no, sei nato in Marocco e sei musulmano, sarai sempre marocchino, anche per gli stessi italiani”.

Diedi la stessa risposta ai miei amici in Marocco e anche loro risero.

A 16 anni, loro, i miei amici d’infanzia in Marocco, sparirono. Prima sparì Zahra, poi Hind, Meriem, Khawla, Abdellah e Semira. Sparirono tutti e anche io un po’ con loro. Sparirono perché a ogni mio ritorno, tutti erano più grandi, avevano interessi diversi, doveri diversi e sogni da realizzare.

Ogni volta che ritornavo in Marocco, non avevo che una manciata di parole arabe da usare, poste fra la lingua, le labbra e il mio imbarazzo. Il mio arabo singhiozzante. Quelle poche parole che conoscevo, erano l’unità mi misura con cui pesavo la mia vita in Marocco. Più di una volta mancarono le parole, ma la mia effeminatezza però, parlò per me. Tutti avevano compreso la mia omosessualità. “L’Europa l’ha infinocchiato per bene”. A 16 anni, i miei zii non risero più, anzi.

Non ho mai dichiarato guerra alla mia sessualità, ma piuttosto alla mia identità culturale e alla mia cittadinanza.

A 17 anni mi candidai come rappresentante di istituto e di consulta. Vinsi. Mi trovai a difendere la laicità della scuola più di una volta e fui contrario alla messa nell’istituto. Mi dissero: “Tu non comprendi, non capisci la nostra cultura, sei marocchino… Guarda che qui sei solo un ospite”.

A 18 anni finalmente compresi quello che a 12 non capii, ovvero: avere ufficialmente la nazionalità italiana. A 18 anni votai per la prima volta, mentre vedevo i miei parenti destreggiarsi fra burocrazia e tasse da pagare per rimanere in Italia. A 18 anni mi sentivo anche europeo.

A 19 anni avevo già da tempo firmato un accordo di pace con la mia identità marocchina. Mi aiutarono a redigere l’accordo: poeti, scrittori, registi, filosofi, pensatori liberi e artisti. Tutte persone, che in quella nazione, il Marocco, sono nati, cresciuti e si sono creati nel dubbio.

A 21 anni, non è la Lega Nord a definire la mia nazionalità o il mio sentire.

Sono marocchino, ma anche marchigiano, forsempronese, africano, arabo, Italiano, berbero, europeo, mskini e bolognese d’adozione. Se spesso mi contraddico, è perché contengo la moltitudine di questi luoghi.

La verità, vi prego, sul perché Lega Nord è più italiana rispetto a tutti i miei cugini nati qui, in Italia.

Redazione