Trip Therapy, giro del mondo col diabete come compagno di viaggio di Maria Grazia Di Somma

Un viaggio in giro per il mondo senza mai salire a bordo di un aereo, perché “il senso del viaggiare è vivere le frontiere”. Mille giorni d’avventura – attraverso 44 paesi e 5 continenti – vissuti insieme ad un insidioso compagno di viaggio, il diabete.

Claudio Pelizzeni – nato nel 1981 e cresciuto a Piacenza – è un ragazzo come tanti che a diciotto anni trascorre le sue giornate tra famiglia, scuola, amici e il basket, una delle sue grandi passioni, ma continua a coltivare un sogno: fare il giro del mondo, che ai più sembra solo una di quelle idee tipicamente giovanili, destinate a svanire con il trascorrere degli anni; quando crescendo ci si inizia a confrontare con la realtà e i sogni vengono inesorabilmente soffocati dalla routine quotidiana.

Quando una volta diventati adulti, quei sogni diventano un solo lontano ricordo, perché si lascia che sia la testa a “parlare” e a gestire la propria vita, piuttosto che dare ascolto al cuore, ai propri sogni. Con il passare degli anni anche la vita di Claudio inizia a ricalcare un percorso già tracciato da altri al quale è difficile, se non impossibile, sottrarsi: l’università, la laurea, un lavoro ambito in banca. Nonostante agli occhi della società sembri un ragazzo realizzato, spesso nella mente di Claudio continua ad affiorare quel sogno, e, giorno dopo giorno, gli diventa sempre più difficile accettare l’idea di pensare, un domani, che sia stato proprio lui, colui che volontariamente ha spento le luci che avrebbero potuto illuminare il suo avvenire.

Un giorno non avrebbe potuto perdonarsi di essersi accontentato, di aver ripiegato su modelli di vita che presentavano un’immagine di felicità tanto fragile ed effimera, legata al puro possesso di cose materiali, di aver non aver fatto nulla per liberarsi dalle moderne “gabbie” della società, di non aver ricercando la “vera” felicità.

Il 27 ottobre 2013 è una di quelle giornate che rimarranno impresse nella sua mente, anche se all’apparenza può sembrare una giornata lavorativa come tante, è in quella data che la sua vita prende una svolta.
Sulla tratta ferroviaria Milano – Piacenza, di ritorno dal lavoro, si sofferma ad osservare un tramonto, uguale a chissà quanti tramonti, ma che ai suoi occhi assume un significato particolare: capisce che il mondo è pieno di piccole cose belle, come quel tramonto, e lui sta correndo il rischio di perderle, intrappolato in una vita che gli sta stretta, decide, così, che arrivato il momento di realizzare il suo sogno più grande, fare il giro del mondo, quel sogno da così tanto tempo chiuso in fondo ad un cassetto, di dare ascolto a quel fuoco interiore, che diventava ogni giorno un richiamo sempre più forte.

Come scrive Pelizzeni nel suo libro d’esordio (“L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là. Il giro del mondo senza aerei”): “Ho mollato la mia vita, la mia zona di comfort, per mettermi in discussione, andare alla ricerca della felicità, di un orizzonte in costante movimento”, anche se questo avrebbe significato intraprendere un percorso in salita o controcorrente.

Pelizzeni prese dunque la decisione – che agli occhi di tanti sembrò un’idea folle – di lasciare il lavoro, la stabilità economica, ma con la profonda consapevolezza che per realizzare i propri sogni ed essere felici, bisogna rischiare, non nascondersi dietro le proprie paure o dietro delle futili scuse.

Il viaggio di Claudio Pelizzeni inizia, così, dalla sua città Piacenza il 4 maggio 2014 e si conclude l’11 febbraio 2017, dopo 1000 giorni, su quella stessa tratta ferroviaria dove tutto era iniziato e dove lui aveva deciso di dare una svolta alla sua vita, rincorrendo ciò che lo rendeva realmente felice.

Un viaggio in giro per il mondo, attraverso 44 paesi e 5 continenti, partendo dall’Italia verso l’Australia, attraverso la Russia, tutta l’Asia, compresi il Tibet e il Nepal, e poi verso il Pacifico alla volta dell’America del Nord e poi giù fino all’estremità dell’Argentina, verso la città di Ushuaia alla fine del Mondo, e poi direzione Africa, sbarcando in Senegal e poi risalendo attraverso il deserto sahariano ed, infine, verso Gibilterra e il ritorno in Italia, a casa, senza mai salire a bordo di un aereo.

La scelta di Pelizzeni di non utilizzare aerei è stata fortemente influenzata dal libro di Tiziano Terzani “Un indovino mi disse”, Claudio ha deciso, infatti, di viaggiare in modo lento, osservando i paesi, le persone con i quali entrava in contatto da una prospettiva diversa, spesso ignorata da coloro che utilizzano gli aerei per raggiungere luoghi lontani.

Nel corso del suo viaggio si è spostato principalmente in autostop, ma anche utilizzando mezzi di trasporto comuni come gli autobus, i treni o non convenzionali come le navi cargo; al fine di cogliere la vera essenza dei luoghi, per restituire realtà e dimensione al mondo, perché il senso del viaggiare è vivere le frontiere, anche quelle ai più sconosciute.

Pelizzeni è stato, infatti, anche uno dei pochi ad esser riuscito ad attraversare a piedi la frontiera India-Birmania, una frontiera ufficialmente aperta, ma in realtà con grossi problemi logistici legati a permessi di difficile ottenimento.

Nel corso del suo viaggio Claudio ha avuto un compagno d’avventura dal quale non si è potuto separare: il diabete.

Ha deciso di raccontare la sua storia e il suo viaggio, attraverso il suo progetto Trip Therapy, che dà il nome anche al suo blog (www.triptherapy.net) con l’auspicio di poter dimostrare che il viaggio può essere una terapia non solo per l’anima, ma anche per il corpo.

Ha voluto dimostrare che non bisogna porsi limiti, neanche il diabete è un limite insuperabile e l’essenza più pura del viaggio va oltre i problemi personali. Il viaggio aiuta ad aprire la mente, perché conduce lontano dalla propria zona di comfort, dal calore della famiglia e ti fa ritrovare in circostanza a volte complicate, ma proprio il superare questi aspetti ti rafforza, in quanto ti fa diventare più aperto alle novità, ti libera dalle paure che ti attanagliano nella vita quotidiana.

Non bisogna porre dei limiti ai propri sogni, bisogna rincorrere la felicità ed agguantandola seppure per pochi sprazzi di tempo, cogliendo le opportunità che la vita ti offre, aderendo alla filosofia di Orazio inerente il Carpe Diem: il cogliere quella rosa quando è il momento e non lasciare che appassisca tra le mani.

Secondo Pelizzeni, bisogna esser capaci di “cogliere l’attimo”, anche se questo significa andare controcorrente per portare avanti le proprie idee e realizzare i propri sogni.

Solo così un giorno quando si ripenserà alla propria vita non si rimpiangeranno le cose che si potevano fare, ma non sono state fatte, perché di vita ce n’è soltanto una e bisogna viverla al meglio che si può, facendo un buon uso del tempo che inesorabilmente scorre e che non tornerà più.


Redazione