Il Marocco reale e il turismo finto-responsabile di Maria Grazia di Somma - fotografie di Claudio Pelizzeni

Come scrive Tahar Ben Jelloun, uno dei più grandi scrittore marocchini, “il Marocco è un susseguirsi di porte che si spalancano a mano a mano che si avanza. E non si può avanzare se non visitandolo assiduamente, e conservando in sé il desiderio dello stupore, la curiosità di conoscere e di assimilare”.

Fondandosi sullo spirito di queste parole, il Marocco negli ultimi anni ha investito risorse sempre maggiori nel settore del turismo. Lo ha fatto per permettere a più persone, di anno in anno, di conoscere gli splendori di questo paese (che offre una grande varietà di paesaggi, che vanno dalle grandi città, dalle spiagge alle montagne dell’Atlante fino al deserto del Sahara), ma anche di valorizzare il proprio patrimonio architettonico e ambientale.

La maggior parte delle iniziative promosse hanno però contribuito a rendere il Marocco un terreno di conquista del turismo di massa, concentrato soprattutto sulle esigenze dei turisti. Sempre più spesso è possibile assistere all’allestimento della staged authenticity (la cosiddetta autenticità fittizia), eventi culturali o religiosi vengono spostati di data, accorciati, modificati a uso e consumo dei turisti, i quali magari vogliono vedere una cerimonia tradizionale, ma sono disposti ad assistervi solo per un tempo limitato o nei giorni da loro preferiti.

Accanto alle forme di turismo di massa, negli ultimi anni, in Marocco si è diffusa, in contrapposizione, un’attenzione sempre maggiore, nei confronti di un turismo eco-sostenibile, al fine di ridurre l’impatto che il turismo ha sull’ambiente, ma la maggior parte di queste strutture ricettive, sebbene costruite secondo i criteri di eco-sostenibilità, a stretto contatto con la natura, si discostano da una forma di turismo responsabile. Sono, infatti, gestite da società straniere che solo marginalmente coinvolgono le popolazioni locali, e il profitto di tali attività non rimane in loco, ma va a catene di alberghi o fornitori di beni che hanno sede in paesi diversi dal Marocco.

Vi sono però, in Marocco, piccole realtà che promuovono forme di turismo responsabile dando priorità alla giustizia sociale ed economica, al rispetto dell’ambiente e delle culture, ponendo al centro dello sviluppo turistico le popolazioni locali berbere.

foto di Claudio Pelizzeni

Vengono a conoscenza di una piccola agenzia di tour operator con sede a Marrakech, la Morocco Sahara Adventures, che offre la possibilità ai viaggiatori di scoprire il Marocco in un’ottica di turismo sostenibile, attraverso i suoi luoghi più suggestivi: dalle città della costa (come Essaouira) alla stessa Marrakech, alle grandi città imperiali (come Merzouga e Fes), alle dune del deserto del Sahara attraverso escursioni in cammello fino a esperienze di trekking sulla catena montuosa del Grande Atlante, permettendo, anche, di avvicinarsi a quelle esperienze altrimenti inaccessibili al turismo di massa, quali ad esempio mangiare presso la casa di una famiglia locale o entrare in contatto con una famiglia nomade berbera.

Incuriosita, inizio a cercare ulteriori informazioni, nel farlo mi imbatto in alcune foto di Mohamed Rachyd, guida turista e fondatore della Morocco Sahara Adventures, dalle quali traspare il profondo attaccamento alle sue origini berbere. La mia attenzione viene, infatti, catturata da alcune fotografie: nelle quali viene ritratta la bandiera del Tamazgha, simbolo di ogni amazigh, di ogni “uomo libero” come amano definirsi gli stessi berberi. Quella bandiera tricolore a strisce orizzontali blu, verde e giallo, simbolo del popolo berbero, dove ogni colore rappresenta una caratteristica di quelle terre: il blu, il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico; il verde, la natura e le montagne verdi e il giallo, le sabbie del deserto del Sahara; la lettera Yaz o aza, simboleggia l’amazingh stesso, l’uomo libero, mentre il colore rosso evoca il forte legame di appartenenza alla propria terra.

In altre fotografie è possibile riconoscere il tipico saluto berbero: la mano destra alzata, l’indice e il pollice uniti e le tre dita dritte, che rappresentano: il tamazigh, ossia la lingua (awal) berbera, l’anima di ogni amazigh; il genere umano (afgan) e la profonda venerazione per la terra (akal). Decisa a saperne di più, in merito alla storia personale di Mohamed Rachyd e della sua agenzia, la Morocco Sahara Adventures, cerco di organizzare un incontro telefonico con lui, cosa non facile visto che è spesso in viaggio attraverso il Marocco anche in zone dell’Atlante dove i collegamenti telefonici sono spesso scarsi o assenti.

Riesco, comunque, a contattarlo una sera a Marrakech in un’affollata piazza per farmi raccontare la sua storia.

Mohamed Rachyd ha quasi 32 anni, è originario di un piccolo villaggio, situato sulla catena montuosa dell’Atlante, nella regione meridionale delle Marocco, a circa 28 chilometri da N’kob, dove attualmente vive e la cui popolazione è costituita quasi esclusivamente dai berberi della tribù di Ait Atta.

Terminato il college, svolge diversi lavori nel settore turistico. La sua prima occupazione, presso un hotel poco lontano dal suo villaggio di origine, gli permette di acquisire una maggiore padronanza di diverse lingue, tra cui il francese e l’inglese.

Dopo due anni, terminata l’esperienza lavorativa presso l’hotel, acquisisce la qualifica di guida di montagna (o ‘guida alpina’, titolo riconosciuto dalla federazione reale marocchina di alpinismo) e per un paio di anni conduce gli escursionisti alla scoperta delle montagne dell’Atlante. Successivamente si sposta verso la città considerata la capitale del turismo in Marocco, Marrakech; lì lavora da freelance come guida e accompagnatore turistico professionale presso diverse agenzie turistiche.

Durante uno dei suoi viaggi come guida turistica stringe amicizia con dei ragazzi messicani, che lo aiutano a realizzare il suo sogno: aprire una propria società di tour operator, la Morocco Sahara Adventures. Il loro contributo è fondamentale al fine della progettazione e realizzazione del sito stesso dell’agenzia.

Mohamed Rachyd – foto di Claudio Pelizzeni

Sin dalla sua apertura, Mohamed lavora personalmente come guida turistica, accompagnando piccoli gruppi di viaggiatori nei diversi itinerari proposti dalla Morocco Sahara Adventures e nel fare ciò, spesso, si avvale della collaborazione di amici e parenti, anch’essi, come lui, di origine berbera.

Mohamed è un profondo conoscitore della geografia, della storia e della cultura del Marocco. Il suo ruolo non si limita però a quello di accompagnatore turistico; il suo ruolo è, soprattutto, quello di mediatore linguistico e culturale tra i viaggiatori e le comunità locali. Infatti, attraverso i suoi racconti, li introduce ai diversi usi e costumi del popolo berbero.

La vita di Mohamed è in continuo movimento, fatta di viaggi lungo i diversi itinerari del suo paese: dalle città sulla costa alle grandi città imperiali, dalle dune del deserto alle catene montuose dell’Atlante. Secondo Mohamed, a differenza del turismo di massa, la Morocco Sahara Adventures permette di far conoscere il Marocco più autentico.

La sua agenzia propone non solo itinerari distanti dai classici percorsi turistici, con esperienze di trekking a cammello nel deserto o tra le catene dell’Atlante a contatto con famiglie berbere locali, ma permette, anche, di apprezzare e di cogliere, attraverso il racconto di storie ed aneddoti, la vera essenza di quei luoghi simbolo del Marocco, che rischiano di perdere la loro autenticità. Come Marrakech e la sua piazza principale Jamaa el Fna, dove, ad una prima impressione, il turismo di massa sembra aver preso il sopravvento con gli incantatori di serpenti, i venditori di storie, con le donne che applicano l’hennè e la miriade di bancarelle di cibo e di frutta secca, a tal punto da sembrare una realtà quasi artificiale, ai soli fini turistici e commerciali.

Scopo della Morocco Sahara Adventures è permettere ai viaggiatori di scoprire non solo luoghi, persone e paesaggi tradizionali berberi, ma soprattutto permettere loro di catturare la vera essenza del popolo berbero che sta rischiando di scomparire. Nella gestione degli itinerari Mohamed si appoggia a servizi locali, lasciando parte dei proventi alle popolazioni locali. Per i pernottamenti, ad esempio, è uso comune avvalersi di case private, riad o kasbah.

foto di Claudio Pelizzeni

Mohamed mi racconta che la Morroco Sahara Adventures, grazie ai forti legami con i nomadi berberi nelle montagne dell’Atlante, è in grado di promuove una forma di turismo responsabile dove gli itinerari proposti diventano un veicolo per apprezzare i valori insiti nella cultura degli imazighen, di favorire l’interazione tra i viaggiatori e il popolo berbero attraverso un vero rispetto delle diversità culturali. In questo modo le tradizioni secolari berbere non sono considerate solo un tesoro da preservare, ma una risorsa da promuovere.

Mohamed sostiene che attualmente in Marocco il turismo sta vivendo, anche soprattutto dopo la primavera araba, un momento di forte sviluppo. Al punto da esser diventato – accanto a quello minerario, della pesca e dell’agricoltura – uno dei settori trainanti sui quali si basa l’economia del paese.

Gestire una piccola realtà di trasporto turistico, in un paese che sta investendo tanto sul turismo e che attira ogni anno un numero maggiore di investitori esteri, comporta diverse difficoltà. Alcune sono di natura puramente tecnica, legate alla gestione del sito e alle scarse conoscenze informatiche di Mohamed. Mi racconta che per la sua piccola società la rete ha un ruolo fondamentale, in quanto attraverso il proprio sito può raggiungere un numero maggiore di persone e far conoscere le proprie attività, ma le sue scarse abilità informatiche vengono sopperite dal web designer che si occupa della gestione del sito.

Il più grande dei problemi, con il quale si scontra regolarmente, però, è l’altissimo livello di competizione che esiste tra le numerose agenzie di trasporto turistico presenti non solo a Marrakech, ma in tutte le principali città del Marocco.

Nonostante ciò la Morocco Sahara Adventures piano piano, passo dopo passo, inizia a frasi strada nel mondo del turismo responsabile in Marocco ed essere una realtà apprezzata. Con orgoglio mi racconta che tutte le 27 recensioni ricevute su TripAdvaisor sono eccellenti; esse sono la prova tangibile che i viaggiatori che si rivolgono alla sua agenzia apprezzano non solo la sua profonda conoscenza della regione dell’Atlante e del Marocco in generale, ma anche la sua professionalità, l’impegno e la dedizione che ogni giorno mette nel portare avanti l’attività e nel far conoscere il Marocco più autentico.

Parlando con Mohamed vengo a conoscenza che si trova a Marrakech, per qualche ora, in quanto è venuto ad accogliere i ragazzi della Backpackers Academy di Claudio Pelizzeni, un suo amico, videoblogger, conosciuto alcuni anni fa durante uno di suoi viaggi come guida turistica, che ha da pochi mesi concluso il giro del mondo senza aerei. Grazie alla pubblicazione sul suo blog di fotografie e di video e ad alcuni servizi televisivi, Mohamed è riuscito di far conoscere ad un pubblico più vasto gli itinerari e le attività proposte dalla Morocco Sahara Adventures, fondata sui principi di un turismo responsabile.

Mohamed mi spiega che li accompagnerà in un’esperienza di trekking sulla catena montuosa dell’Atlante, un itinerario che si discosta da quelli proposti normalmente, non solo per la durata del trekking ma anche per la sua unicità: sarà possibile, infatti, vivere a stretto contatto con una famiglia berbera nomade durante la propria migrazione. Al termine di ogni giornata, si potrà partecipare alla gestione e all’allestimento del campo tendato, si verrà coinvolti nella preparazione di pietanze tipiche della cucina tradizionale berbera quali il pane cucinato su pietre incandescenti, secondo le antiche tradizioni, oppure il mechoui, la carne di montone o agnello cotta alla brace.

Un’esperienza che richiederà, da parte dei viaggiatori, uno spirito di adattamento nel condurre lo stile di vita estremamente semplice della famiglia berbera, in assenza di collegamenti telefonici per tutta la durata della migrazione, ma al contempo si verrà ricompensati dal valore stesso di un’esperienza unica nel suo genere.

Sebbene in numero inferiore rispetto al passato, ancora oggi alcune famiglie di imazighen vivono nei territori del Sud del Marocco e sulla catene del Grande Atlante. Conducono vita nomade in tenda (la khaima) per scelta e non per necessità, una vita semplice ma allo stesso tempo estremamente dignitosa, caratterizzata da quei modi di vivere che sono stati tramandati, per secoli, da padre in figlio, per generazioni.

La loro giornata, scandita dai ritmi della natura, è caratterizzata da sole, sabbia e duro lavoro, a stretto contatto con la natura; dove gli animali che allevano, di solito capre, sono la loro unica ricchezza e l’acqua è un bene prezioso, un elemento fondamentale e indispensabile per la vita in quei territori, per la sopravvivenza non solo di tutti i componenti della famiglia, ma anche degli stessi animali.

In quelle terre del Marocco dove quando cala la notte esistono solo le stelle, le percussioni e i canti attorno al fuoco. Dove, la vita rallenta, il tempo non esiste più, esistono solo spazi immensi, e la sera attorno al fuoco si ascoltano le storie berbere.

Gli imazighen continuano a non essere sottoposti a nessun vincolo di spazio e di tempo, poiché levato il campo, levata la tenda, non esiste più “ieri” e non esiste neppure “domani”, esiste solo, l’ “oggi”, il presente, la vita. All’avvicinarsi del cambio delle stagioni, quando sui monti delle catene del Grande Atlante le temperature cambiano e iniziano a diventano più rigide, e con esse iniziano a scarseggiare anche i pascoli per i propri animali e l’acqua, gli imazighen si spostano alla ricerca di acqua, di nuovi pascoli e terre su cui poter stabilire le tende.

La libertà è il segno distintivo degli imazighen, il silenzio e la solitudine di quelle terre del Marocco sono gli elementi che caratterizzavano la vita di ogni amazigh e di cui anche lo stesso Mohamed ne va estremamente fiero.

Dalle parole di Mohamed traspare il suo amore per il Marocco, per la sua terra, il suo profondo attaccamento alle sue origini, a quelle tradizioni berbere che ancora oggi vengono tramandate di generazione in generazione, di padre in figlio e che Mohamed ritiene debba esser fatto il possibile per farle conoscere a chi si reca in Marocco.

Mohamed è un ragazzo che, a differenza di tanti suoi coetanei, non ha cercato fortuna altrove, ma è rimasto nel suo paese. E ogni giorno, nonostante una vita sempre in movimento e i continui spostamenti attraverso il deserto e le catene montuose, si impegna per far conoscere il suo paese e mantenere vive le tradizioni della sua gente.

La sua piccola agenzia di tour operator riesce a portare avanti una forma di turismo responsabile, avvicina i viaggiatori alla cultura più autentica del Marocco, fatta di usi e costumi secolari.

Grazie alla sua agenzia anche le famiglie berbere diventano protagoniste nella gestione di alcuni degli itinerari proposti, in questo modo esse diventano dirette beneficiarie di parte dei profitti economici che ne derivano. Mohamed mi racconta infatti che le stesse famiglie berbere, coinvolte negli itinerari da lui proposti, considerano questa forma di turismo responsabile come una risorsa. Non solo per il Marocco in generale, ma soprattuto per loro; in questo modo, infatti, viene permesso loro di preservare il proprio stile di vita e le tradizioni secolari berbere.

Mohamed Rachyd – foto di Claudio Pelizzeni

Il tempo che ho a disposizione con Mohamed è giunto al termine, lo ringrazio per avermi raccontato la sua storia, una storia unica nella sua semplicità, come unica sarà l’esperienza di quei ragazzi che parteciperanno alla migrazione di una famiglia berbera sulla catena dell’Atlante, lo saluto con la promessa che un giorno ci incontreremo in Marocco, e lui sorridendo mi risponde Inshallah, “se Dio vorrà”.


Redazione