Afasia del dubbio, l’inconoscibilità della realtà

Camilla Boemio

Camilla Boemio

Scrittrice d'arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l'estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatore associato di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.°Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Encicopedico; nel 2016 è stata curatore di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. È membro della AICA International Association of Arts Critics
Camilla Boemio

In esclusiva per i lettori di Frontiere, la sintesi del testo critico di “Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank”. Progetto Speciale alla 5th Odessa Biennale of Contemporary Art realizzato e scritto da Camilla Boemio. Foto di Christopher Pugmire


Lo stadio di turbolenza ed afasia nel quale siamo giunti, apre un vocabolario visivo molto eclettico nel quale cercare di indagare le prospettive di una crisi Occidentale nella quale rinnovare la funzione sociale dell’opera d’arte.

Il linguaggio d’arte assemblato all’archeologia filosofica, diventa una visione dell’archeologia dell’arte nell’era delle barbarie. Raffinando un processo, esplorando, a discapito del mero prodotto d’arte stabilendo una pratica permanente.

In questa continua turbolenza i frammenti del divenire creano un atlante di rimandi nel quale si è innescata la mostra “Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank” curata per la 5°Biennale di Arte Contemporanea di Odessa, una collettiva con gli artisti David Goldenberg e Fabio Lattanzi Antinori; che ha ripreso il nome da un’installazione in progress realizzata un anno fa a Villa Caprile in collaborazione con l’artista Inglese David Goldenberg.

La mostra si è interrogata sulla visione, sull’interpretazione, sul concetto di storia intesa come racconto insieme singolare e plurale, un dialogo epifanico con due artisti che utilizzano linguaggi e codici interpretativi molto diversi, una prospettiva di rottura che verte su come guardiamo alle cose e come le cose guardano noi in un rapporto dialogico. La prospettiva è stata quella di creare un immaginario museo archeologico del presente dove sono presenti reperti, frammenti, citazioni di un palinsesto che coniuga linguaggi, attitudini, traiettorie eterogenee di una mobilità geo-politica in transizione. Era un ambiente sospeso in una temporalità indefinita con opere che si prestano ad essere interpretate in maniera molto aperta poiché non aspiravano a veicolare un messaggio preciso. Erano dei dispositivi di visione che alimentano un continuo rimando tra loro, si prestavano ad essere reinterpretati secondo dei codici polivalenti. Le opere mostravano, su un piano sia simbolico che materico, i segni di un trauma sospeso da ripercorrere assemblando i vari dettagli, i rimandi ed i riferimenti.

L’installazione di David Goldenberg attivava un colto processo di elaborazione del linguaggio, nel quale il percorso stesso si componeva di “archeologie dei materiali”, i riferimenti erano intrisi di metafore politiche che evocavano il problema dell’identità nazionale e la crisi del capitalismo.

L’installazione di Goldenberg si è estesa a sviluppare il concetto di obsolescenza in due stanze del Odessa Municipal Museum of Personal Collections named after A. Bleshchunov .

La prima parte dell’installazione raggruppava quattro elementi: l’organizzazione delle apparecchiature e degli utensili domestici trovati, l’utilizzo di un comunicato stampa fittizio, con dei testi culturali scritti su borse portacarte, ed inseriti nei progetti di mostre. Il tutto finemente organizzato in un cluster rendendo lo spazio ambiguo – fino ad arrivare all’evidente stoccaggio archeologico, che mostrava parte dell’arte culturale oggi compresa come arte stessa.

La seconda parte dell’installazione utilizzava il materiale per generare le attività che guardava nuovamente l’arte spaziale occupata in un analisi dei contenuti.

La narrazione nello spazio espositivo apriva una frattura voluta, interrogandosi sull’economia messianica o sulla ricerca di questa ultima. Nell’attesa di un radicale cambiamento della società lo scenario evolve con i lavori di Fabio Lattanzi Antinori.

Il suono e il video scomponevano due fasi di analisi: la prima installazione presentata era un lavoro audio che riprendeva la lettera di uscita alla Comunità Europea della Premier Theresa May assemblata ai titoli dei giornali Inglesi sui migranti. In origine questa opera era un video contenente un componimento poetico, che in occasione della Biennale è stato riadattato a un’installazione sonora, ed il suo nome è United UK.

La seconda opera presentata, Belvedere, era una video installazione realizzata con composizioni visive astratte da transazioni legate a fenomeni di micro flash crash, registrate sui mercati finanziari internazionali. Il lavoro ci forniva suggestioni di una fede economica volubile e di un incerta condizione del mercato nella quale gli elementi “magici”, soggettivi e inaspettati regolano le sorti di intere società ed innescano le sorti di interi continenti deputati allo sfruttamento delle materie prime o a stasi liberali nelle quali l’obsolescenza delle merci deve regolare il termometro dell’economia.

In una turbolenza senza esclusioni di colpi le cui fasi dell’economia scandiscono le decisioni politiche, in una voragine nella quale i media creano continue paure indotte, comporre i suoni e l’immagini di un bombardamento continuo nel quale le coscienze diventano strumenti di misura per un nuovo ordine geo-politico. Sono frammenti conflittuali di un analisi della memoria individuale e di quella collettiva.

Come possiamo costruire un nuovo domani? Come possiamo domare l’insaziabile voragine capitalista? Come l’Italia risponde ad un sistema sempre di più asservito alle multinazionali? Siamo in grado di contrastare il potere, o siamo completamente assuefatti dagli stereotipi forniti dalla dio televisore?


Camilla Boemio