Abdullahi, dalla guerra civile somala ai licei piemontesi

Valerio Evangelista
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Dal suo Abruzzo ha ereditato la giusta unione tra indole marinara e spirito montanaro. Su Frontiere, di cui è co-fondatore, scrive di diritti umani e religioni.
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Dopo sedici anni vissuti in una Mogadiscio devastata dalla guerra, Abdullahi Ahmed ha deciso di appropriarsi del diritto ad avere un futuro diverso. Era disposto a lasciare la propria famiglia e gli studi di giurisprudenza che aveva intrapreso, pur di vivere lontano da attentati e bombe. “Mi sarebbe piaciuto ovviamente prendere un aereo dalla Somalia per arrivare in Europa”, racconta Abdullahi alla quinta edizione del Festival dell’Europa Solidale e del Mediterraneo, “ma non era possibile. E ancora oggi non è possibile”.

Negli ultimi vent’anni oltre 30mila persone sono morte cercando di attraversare il Mediterraneo, vittime che nel 60% dei casi restano senza nome e senza identità. Ma per Abdullahi la parte più difficile del viaggio non è stata affrontare il Mediterraneo, ma attraversare il deserto passando per Sudan, Chad, Libia e Egitto. Dopo sette mesi sbarca a Lampedusa, ma è a Settimo Torinese che ha posto le basi per una nuova vita.

Nel comune piemontese ha trovato una comunità accogliente che ha saputo offrire un percorso di inserimento completo. Negli ultimi 4 anni l’ormai 28enne Abdullahi ha incontrato oltre 20mila ragazzi delle scuole superiori piemontesi, raccontando la propria storia e confrontandosi con loro sulla realtà della migrazione oltre i luoghi comuni. Con loro è nato un rapporto di scambio reciproco, che l’amministrazione locale ha notato e apprezzato. “Abdullahi è sicuramente un esempio di integrazione riuscita”, commenta il sindaco Fabrizio Puppo. “Non è il solo, ma sicuramente è stato il primo”. Non avendo ancora tutti i requisiti per richiedere la cittadinanza italiana, nel settembre 2014 Abdullahi ha ricevuto dal comune di Settimo Torinese la cittadinanza onoraria.

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“Per il forte senso civico dimostrato che si traduce in un impegno concreto svolto a favore della comunità, mirato a far crescere tra le persone l’amore per la propria terra, la voglia di impegnarsi concretamente per il bene comune, la passione per la politica intesa come strumento per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, il rifiuto del qualunquismo, il senso di riconoscenza e il desiderio di far prendere coscienza ai giovani in particolare l’importanza di impegnarsi al fine di mantenere le conquiste fatte dalle generazioni precedenti”.

Abdullahi è arrivato a Settimo Torinese a 19 anni, sapendo di non avere in Italia una famiglia, un amico, non conoscendo peraltro la lingua italiana. Ma lì ha potuto trovare l’accoglienza dei cittadini, che l’hanno fatto sentire parte integrante della comunità. Parte di loro. “I primi obiettivi che mi ero dato erano quelli di imparare l’italiano, fare esperienze lavorative, trovare una casa e chiedere la cittadinanza italiana. Questi erano gli obiettivi che mi ero dato, per fortuna tutti raggiunti”.

Nel marzo 2016 Abdullahi ha ottenuto la cittadinanza italiana. Lui, ex rifugiato e grande tifoso granata, sa che ci sarà sempre gente che lo considererà straniero “perché la cittadinanza non è garanzia di accoglienza da parte di tutti”, ma è fiducioso che le cose cambieranno.