Oltre confine: allunghiamo la mano, ma non per depredare popoli foto copertina: Pok Rie / CC

Fabio Strinati

Fabio Strinati

Poeta, scrittore, aforista e compositore, nasce a San Severino Marche il 19/01/1983 e vive ad Esanatoglia, un paese della provincia di Macerata nelle Marche.
Fabio Strinati

Ho sempre pensato che per vedere lontano, bisogna prima guardare cosa abbiamo intorno. Ho sempre pensato che bisogna sapersi ascoltare a fondo, prima di poter veramente carpire anche i suoni più distanti. Queste poesie sono come tanti piccoli occhi che a macchia d’olio tentano di gettare lo sguardo oltre i molteplici confini che fanno parte sia della nostra vita, sia del nostro mondo: “Noi non viviamo nel mondo, ma viviamo dentro al mondo”. Non dobbiamo girare la testa, ma indirizzarla nel posto giusto e al momento giusto. Se facciamo  finta di non sentire rischiamo di innescare un circolo vizioso dove potremmo essere noi stessi un giorno ad aver bisogno di un ascolto, di una mano, di un pasto caldo, o di un tetto dove poter dormire notti calde e dignitose. Allunghiamo la mano, ma non per depredare popoli.

Fabio Strinati

I

Decifrare venti, furie a volte, sterminatori

di anime al fronte senza fucile in mano.

Isole e continenti, luoghi di persone

vicine al sole dentro questo intrico

di invisibili trame di nebbia;

il ricordo di un confine oltrepassato,

uno scavo nel passato un tuffo nel presente

nel vedere alberi carpiti con sciagura

in un angolo di casa dove il sole batte

un raggio sulle mura di un freddo scantinato.

Lampi e tuoni siamesi

nei cieli errabondi e disuguali. Forme di vita

precipitate da un balcone soltanto

perché un vaso ha il pensiero ormai datato

che un fiore debba godere per forza del suo campo…


II

Popoli poveri scaraventati dietro il bordo

di una mappa disegnata con i piedi.

Sguardi uccisi da fari lampeggianti,

trappole e reti tese verso uno sguardo perso,

solo in cerca d’autore; strade piene

di sudditi e di aguzzini figli

della stessa madre. Storie diverse. Storie uguali

pronunciate dalla stessa lingua: strofe urlate

al vento come poesie o litigi da baracca.


III

Ma quale religione permetterebbe

la morte di un cuore?

Quale lo tratterebbe come un foruncolo?


IV

Troppi ombrelli aperti, troppe ombre

occupano i nostri sentimenti.

Ora, che siamo impoveriti dentro,

cerchiamo il dito del reato

ma “ ovunque “ è un luogo incolore

da noi abitato che siamo ciechi,

colpevoli fin dall’inizio archeologi

col dono della storia e la fama

dalla memoria imboscata.

In tasca,

una chiave per rabbonire porte

prese a pedate come offese

nascono da cicatrici

che resistono nel tempo. Perché

non ascoltiamo i nostri suoni

giusti correre nel tempo accordati?


V

Oltre confine viaggiano persone in cerca

di un’identità sottratta da canaglia

indifferenza. Si muovono alberi

stanchi incapaci di sopportare

persino i loro frutti. Figli delle impronte,

carovane i serpentoni coi bagagli

le loro foto incise su pietre scolpite

nel passato.


VI

Tutti abbiamo diritto ad una svolta.

Ognuno ha il dono della vita e l’altro,

il bisogno di nutrirla.


VII

Oltre confine ti accoglierò fratello, come

radice d’albero attecchisce

nel mio giardino

architetto ed assolato. Penserò alla tovaglia,

e tu, alle posate sopra una cartina geografica

reciproca la fame della conoscenza.


Fabio Strinati