Nella Yugosfera, il cortometraggio di un paese che non c’è più

Tatjana Đorđević

Tatjana Đorđević

Giornalista freelance e corrispondente dall'Italia per vari media serbi
Tatjana Đorđević

Quando si perde il proprio paese si fa di tutto per cercarne un altro. Forse lo si trova pure, ma si avrà per tutta la vita una sensazione di totale non-appartenenza. Un paese che non esiste più è quello che si chiamava Yugoslavia, paese che per molti significava tutto e per altri niente.

Oggi si parla di Yugosfera, termine usato per la prima volta dal giornalista britannico Tim Judah in un articolo pubblicato nel 2009 sull’Economist, dal titolo “Good News from the Western Balkans: Yugoslavia is dead – Long live the Yugosphere“. Per questo famoso giornalista il neologismo Yugosfera è nato per il bisogno di spiegare le molteplici relazioni culturali, socio-politiche ed economiche tra i popoli e i paesi dell’ex Yugoslavia. Judah descrive inoltre questo neologismo come il tetto dove si trovano le altre sfere, quella croata, poi serba o bosniaca, come forse anche quella albanese. Sfere che non coincidono fisicamente con i paesi, ma rappresentano soprattutto un fenomeno culturale. Lui però non sapeva allora che il termine che aveva creato, sebbene molti lo avessero criticato, avrebbe avuto una grande influenza negli anni a venire.

Il cortometraggio “Nella Yugosfera”, del regista e produttore Roberto Malfatto, racconta la vita delle donne artiste e straniere sospese tra l’Italia ed i loro paese di nascita. Questo film ha vinto il bando MigrArti 2017 ed è stato presentato alla 74. Mostra del Cinema di Venezia e, il mese scorso, persino in una rassegna sul cinema italiano a New York.

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Elvira Mujcic, scrittrice bosniaca che vive a Roma, nel film rivela che fu la scrittura il suo modo di andare avanti. “Srebrenica è diventata un simbolo. I simboli sono pericolosi e sono come i trofei che lasci in cima e dopo muoiano. Pero, io ci penso continuamente. La mia vita oggi sono tante altre cose, pero ci sono gli episodi della mia vita che non possono essere cancellati”, spiega Elvira.

“La città dove sono nata si chiama Bugojno. Quella città esiste ancora, pero è diversa. Una città è fatta dalle persone e quando quelle persone vengono sostituite con le altre persone, non è più la stessa città”, dice un’altra protagonista del film.

Marina Lalovic, giornalista e narratrice del film, spiega che forse lei ed altre protagoniste oggi non sarebbero insieme nello stesso luogo e nello stesso paese, in Italia, se non ci fossero stati Milosevic ed altri autori ed eventi che hanno contribuito alla distruzione del paese.

Nonostante il titolo, nel cortometraggio il termine “Yugosfera” non viene usato spesso. Le donne che raccontano la loro vita, tra passato e presente, parlano non senza nostalgia di un paese che non esisterà mai più.