Le autorità cinesi avrebbero chiuso diversi siti web e arrestato sei persone sospettate di preparare un colpo di Stato a Pechino. Lo ha riferito le Monde dopo aver detto che è stata inserita una nuova restrizione nell’uso delle piattaforme di microblogging. Per questo motivo i due principali servizi di microblogging Sina Weibo e Tencent QQ, hanno sospeso a partire da sabato 31 marzo la possibilità da parte degli utenti di “postare” commenti. La restrizione sarà attiva fino al tre aprile.
Non è la prima volta che in Cina si blocca la libertà di espressione. Già in passato per garantirsi un controllo sugli utenti di internet è stato messo un blocco, tutt’ora attivo su Twitter, Facebook e Youtube. La popolazione, dopo aver assistito all’ennesima azione “dittatoriale” ha reagito con forza. Laywer 80 ha scritto su weibo.com: “Bloccare i commenti di tutti gli utenti è un grave attentato alla libertà di espressione, e rappresenta una pagina nera nella storia della Cina”.
Un altro attivista, Peng Xiaoyun ha chiesto ai suoi compagni di mobilitarsi contro la repressione: “se rimanete in silenzio oggi, non potrete lamentarvi quando i siti di microblogging verranno chiusi per sempre e nessuno saprà che sarete stati arrestati”. Peng ha invitato i cinesi a lasciare le piattaforme locali e iscriversi su siti esteri come Facebook e Google+.
In Cina le persone che navigano nel web sono oltre mezzo miliardo e di questi 300 milioni sono iscritti a Weibo. Dal 16 marzo le autorità cinesi hanno bloccato l’iscrizione con pseudonimo, costringendo i navigatori del web a mettere i propri dati personali prima di aprire un account. La Cina ha aumentato i controlli dopo lo scoppio della famosa “primavera araba”, che tema anche lei una vera rivoluzione di tipo “social”?
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