Per Google l’Italia è un paese razzista

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di Ilaria Bortot

L’Italia? Pizza, mafia e mandolino. È questa la tristemente nota definizione del nostro Bel Paese. Ma non è l’unica. Stando a Randal Olson, ricercatore in Computer Sciences della Michigan State University, l’Italia è un paese razzista.

La sua ricerca si basa sull’Autocomplete di Google, ovvero quella funzione che ti aiuta a completare, appunto, le ricerche suggerendo la fine della frase. A quanto pare, il completamento più immediato alla domanda “Why Italy is so…” è la parola “racist”.
Non solo.
Se provate vedrete che le altre parole suggerite sono “corrupt-corrotta” seguite poi da “great-meravigliosa”,”beautiful-bellissima” ed “expenisive-costosa”. Eppure quella definizione, quella prima parola così forte colpisce sul vivo.

Il motivo per cui la parola razzista è la prima a comparire dipende dal fatto che, googlando la frase per intero, si scopre che è stata usata in diversi articoli pubblicati dalla stampa internazionale, inglese soprattutto. In tutti si discute, abbastanza scioccati, riguardo agli insulti rivolti al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. Uno in particolare, pubblicato sul The Guardian e datato 30 luglio 2013 titola proprio:

Why is Italy still so racist?
The verbal attacks on Cécile Kyenge are shocking, even in a country where racism is part of everyday life
[Perchè l’Italia è ancora così razzista?
Gli attacchi verbali contro Cécile Kyenge sono scioccanti, anche in un paese dove il razzismo è parte della quotidianità]

Everyday life. Nella vita di ogni giorno. E l’aggettivo razzista diventa ancora più pesante. Siamo davvero così? Probabilmente no, ma sicuramente è questa l’immagine poco edificante che diamo di noi. In fondo è stata la Lega, un partito eletto al Parlamento per volere dei cittadini, la prima a dare inizio allo scempio degli appellativi contro il Ministro di origine congolese. E se la classe politica è lo specchio di un paese, non ci si stupisce più che razzista sia il primo appellativo che viene in mente quando si pensa a noi.

Non se la passano bene nemmeno Francia, apostrofata come “gay”, i paesi dell’ex blocco sovietico, “poor”, la cugina Spagna, “empty” o la Lituania, “suicida”. Ma nessuna di queste parole porta con sé quell’amara constatazione che nonostante tutto, siamo sempre e ancora indietro.

Redazione