Turchia, la protesta degli afghani abbandonati dall’Onu

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In Turchia centinaia di rifugiati e richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan hanno cominciato una protesta contro le politiche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), a causa della mancata verifica delle loro richieste di protezione internazionale e della conseguente situazione di precarietà ed incertezza in cui gli stessi sono costretti a vivere.

A causa di questa situazione moltissimi richiedenti asilo, comprese donne e bambini, sono costretti a dormire per strada e ad attendere moltissimi anni prima che la loro richiesta venga anche solo presa in esame. I manifestanti sono giunti ad Ankara da diverse città della Turchia, affermando che se l’UNHCR non prenderà in esame le loro richieste d’asilo entro tempi ragionevoli, la protesta continuerà ad oltranza e molti di loro inizieranno lo sciopero della fame.

La manifestazione è in corso ormai da quattordici giorni e nel frattempo altre centinaia di profughi si sono uniti alla protesta. Sabato 27 aprile centinaia di persone si sono radunate, come ogni giorno, di fronte all’ufficio dell’UNHCR quando un intervento della polizia ha disperso i manifestanti mentre altri sono stati portati via e caricati a forza su alcuni autobus. Attualmente nessuno conosce il luogo in cui questi richiedenti sono stati portati.

I manifestanti affermano che vi è una sostanziale disparità di trattamento tra i richiedenti asilo a seconda del paese di provenienza e che le richieste di protezione internazionale dei profughi afghani vengono sistematicamente lasciate da parte. Molti di loro sono infatti in attesa di una risposta dal 2005.

Ishaq Fayyaz, giornalista e scrittore afghano, è un richiedente asilo in Turchia, intervistato afferma che l’ufficio UNHCR in Turchia ha sospeso a tempo indeterminato la verifica delle richieste dei richiedenti afghani per la protezione internazionale.

Un’altra drammatica questione si aggiunge poi alla già precaria situazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Secondo la legge del governo turco, infatti, rifugiati e richiedenti asilo non hanno diritto di lavorare nel paese, costringendo queste persone alla povertà più assoluta.

I rifugiati e richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan in attesa di una risposta da parte dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in Turchia sono più di ottomila. Quattromila di loro hanno ottenuto lo status di rifugiato e tra questi più della metà sono in attesa del trasferimento ad un paese terzo dal 2006.

Fayyaz aggiunge che alcuni richiedenti soffrono di malattie psicologiche a causa delle condizioni in cui sono costretti a vivere e all’incertezza del loro destino.

Anche l’anno scorso i rifugiati avevano organizzato una protesta a causa della discriminazione subita negli uffici dell’UNHCR in Turchia e il comitato dei rifugiati afghani in Turchia aveva indirzzato all’Agenzia delle Nazioni Unite una lettera aperta chiedendo che la discriminazione avesse fine e che i loro casi potessero essere finalmente esaminati.

La stessa BBC interessatasi al caso ha affermato che nonostante gli innumerevoli tentativi di contatto, i rappresentati dell’UNHCR in Turchia si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni in merito alla vicenda.

In base al mandato assegnatogli dalle Nazioni Unite “l’UNHCR ha il compito di fornire e coordinare la protezione internazionale e l’assistenza materiale ai rifugiati ed alle altre categorie di persone di propria competenza, impegnandosi nel ricercare soluzioni durevoli alla loro drammatica condizione”.

In questo caso UNHCR ha dimostrato particolare solerzia unicamente nell’ultimo dei suoi compiti: ricercare una soluzione durevole alla drammatica condizione dei rifugiati obbligando donne e bambini a vivere per le strade a tempo indefinito e ad attendere anni una risposta che forse non arriverà mai.

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