Dalla Columbine high school a Las Vegas, i peggiori ‘mass shooting’ negli USA

Impressionante il numero delle sparatorie di massa negli Stati Uniti, in cui l’omicida punta ad uccidere più persone. Ecco i casi più eclatanti dagli anni ’90 ad oggi


La strage di Las Vegas – il più grande omicidio di massa mai registrata nella storia contemporanea degli Stati Uniti- sta portando alla luce ancora una volta un grande interrogativo: il libero mercato delle armi e una politica volta a terrorizzare i cittadini sono un cocktail che funziona o una minaccia?

Intanto alcuni dati: sono 270 milioni le armi in circolazione in America; 89 americani su 100 posseggono armi leggere. Gli USA sono il primo paese al mondo ad importare ed esportare armi civili. L’America del nord ha il primato mondiale nell’utilizzo di armi. Subito dopo viene lo Yemen, paese in cui è in atto una guerra civile dal 2015. Il tasso statunitense è del 40% maggiore rispetto allo stato yemenita (54,8 armi per 100 yemeniti). E non solo: il 50% delle vittime negli Stati Uniti sono afroamericani, seguono giovani tra i 18 e i 35 anni; un terzo sono giovanissimi sotto i 20 anni.

Una data ha segnato un cambiamento importante nel mercato delle armi in America: l’11 settembre 2001. Dopo gli attacchi terroristici alla società americana, la vendita di armi ha subito un boom del 70%. La vendita delle munizioni è schizzata del 140%.

Sembra alquanto evidente che la policy sulla vendita delle armi negli Stati Uniti andrebbe rivisitata in più punti se si vuole provare a contrastare il fenomeno degli omicidi di massa. Una società che tende troppo facilmente a premere il grilletto non dovrebbe avere un così facile accesso alle armerie. La scusa della legittima auto difesa che ultimamente viene tanto decantata anche in Italia non basta a giustificare tutte le stragi che hanno afflitto gli americani negli ultimi 18 anni. Dal 1999 ad oggi l’escalation sembra inarrestabile. E un’altra domanda mi sorge spontanea: si vorrà davvero provare a cambiare qualcosa in America, oppure il mercato della compravendita di armi è troppo ricco per privarsene? Le tasche piene di pochi valgono più delle vite di molti?

La strage alla Columbine High School – Era il 20 aprile 1999 quando Eric Harris e Dylan Klebold due studenti della Columbine High School (Colorado) si introdussero a scuola armati e fecero fuoco su studenti e insegnanti. Al termine della sparatoria rimasero uccisi 12 studenti e un insegnante, mentre 24 furono i feriti, compresi 3 ragazzi che erano riusciti a fuggire all’esterno dell’edificio. I due autori della strage morirono suicidi. Il movente della strage, che è una delle più sanguinose negli istituti scolastici statunitensi (non l’unica quindi), è stato individuato nell’insofferenza che i due adolescenti manifestarono più volte nei confronti della società. I segnali erano già sembrati evidenti nei tre anni precedenti.

Il 26 dicembre 2000 il 42enne Michael McDermott uccide 7 colleghi di lavoro nei locali della Edgewater Technology a Wakefield, nel Massachusetts a pochi chilometri da Boston. E’ passato alla storia per essere l’autore della prima strage armata in un’azienda della new economy.

L’8 luglio 2003 è Doug William, impiegato della Lockheed Martin, a sparare e uccidere sette colleghi per motivi razziali. Nella sparatoria rimasero ferite altre sette persone.

Il 21 marzo 2005 il teenager Jeffrey Weise uccise il nonno e la sua compagna, si recò nel liceo di Red Lake, Minnesota, uccise nove persone, ne ferì cinque e si sparò.

Sette morti e due feriti sono il risultato della strage del 25 marzo 2006 avvenuta per mano del 28enne Kyle Aaron a Seattle, nello Stato di Washington.

Il 6 ottobre 2006 in Pennsylvania il 32enne Charles Carl Robert entra in una scuola, divide i ragazzi dalle ragazze, lega queste ultime. Ne uccide cinque e ne ferisce sei. Poi rivolge l’arma contro se stesso e si uccide.

Il 16 aprile 2007 il 19enne Robert Hawkins entra in un grande magazzino di Omaha, Nebraska, uccide nove persone, ne ferisce quattro e si spara. Il fucile semiautomatico lo recuperò a casa dei suoi genitori.

Il 14 febbraio 2008 alla Northern Illinois University il 27enne Steven Kazmierczak apre il fuoco in biblioteca uccidendo 
sei studenti e ferendone ventuno. 
Si suicida prima dell’arrivo della polizia.

E’ il 3 aprile 2009 quando Jiverly Wong, 41 anni, entra in un centro di assistenza per gli immigrati a Binghamton, New York, uccide tredici persone, ne ferisce quattro e si uccide.

E il 5 novembre 2009 è la volta dello psichiatra Nidal Malik, maggiore dell’esercito Usa: uccide tredici persone e ne ferisce ventitré nella base di Fort Hood, Texas.

L’8 gennaio 2011 il 22enne Jared Loughner apre il fuoco a Tucson, in Arizona, durante il comizio della candidata democratica al Congresso Gabby Gifford, che viene ferita in modo grave alla testa ma sopravvive e diventa una paladina del movimento anti armi. Loughner uccide sei persone e ne ferisce tredici. È stato condannato a sette ergastoli più altri 140 anni di detenzione.

Il 2 aprile 2012 Thomas Lane, studente, uccide tre compagni di scuola e ne ferisce altri tre.

Quattro giorni dopo, il 6 aprile 2012 Jake England e Alvin Watts, 19 e 32 anni rispettivamente, aprono il fuoco contro un gruppo di afroamericani, ne uccidono tre e feriscono due.

Il 20 luglio 2012 James Holmes apre il fuoco durante la prima di “Batman” ad Aurora, Colorado, uccide dodici persone e ne ferisce cinquantotto. È tutt’oggi sotto processo e rischia la pena di morte.

Il 5 agosto 2012 il veterano Wade Michael Page uccide sei membri del Sikh Temple, ne ferisce cinque e si toglie la vita.

Il 14 dicembre dello stesso anno il 20enne Adam Lanza arriva alla scuola elementare di Sandy Hook, Connecticut, uccide venti bambini e sei adulti e si toglie la vita. Si scopre poi che ha ucciso anche la madre in casa per prenderle le armi usate per compiere la strage.

7 giugno 2013, John Zawahri, un 23enne in cura psichiatrica, armato e con 1.300 munizioni di riserva, uccide il padre e il fratello prima di andare al Santa Monica College, California, dove ammazza tre studenti. Viene ucciso dalla polizia.

16 settembre 2013, Aaron Alexis, un contractor dell’esercito, entra nel Navy Yard della capitale Washington e uccide dodici colleghi di lavoro perché «una voce glielo ordina». Viene ucciso anche lui dalla polizia.

Il 27 novembre 2015 si verifica un attacco a una clinica Planned Parenthood del Colorado. Muoiono un agente di polizia e due civili; sono nove le persone rimaste ferite. Arrestato, il responsabile Robert Lewis Dear viene accusato di omicidio di primo grado.

Il 2 dicembre 2015 Syed Farook e Tashfeen Malik, una coppia di Redlands, California, apre il fuoco durante una festa presso il San Bernardino County Department of Public Health. In pochi minuti muoiono 14 persone, 22 restano ferite. Farook, cittadino americano, lavorava nel dipartimento.

Il 2 giugno 2016 Omar Mateen, guardia giurata di 29 anni, uccide 49 persone e ne ferisce altre 58 in un night club gay a Orlando. Mateen viene ucciso dalla polizia.

L’ultima grande strage è ancora oggi sulla bocca di tutti: il 2 ottobre 2017, a Las Vegas, il pensionato 64enne Stephen Paddock fa strage sparando dalla finestra del Mandaly Bay Hotel sul pubblico durante un concerto di musica country. Il bilancio è il più grave nella storia dei mass shooting statunitensi: 59 morti e oltre 500 feriti.

Se più armi rendessero le persone più sicure, gli Stati Uniti d’America sarebbero il posto più sicuro del mondo. Così, purtroppo, non è.