Fratelli tra Seul e Pyongyang, l’abbraccio dopo 60 anni: “Ti credevamo morto”

In questi giorni 350 sudcoreani hanno avuto il permesso di attraversare il confine con la Corea del Nord per andare sul Monte Kumgang ad incontrare 88 parenti che non vedevano dalla fine della guerra che tra il 1950 ed il 1953 causò circa 3 milioni di morti nel paese asiatico. I primi incontri erano stati concessi dalle autorità nordcoreane nel 2000 ma dal 2010 non erano più stati autorizzati e migliaia di persone attendevano con trepidazione la possibilità di vedere per la prima volta dopo più di 60 anni i loro parenti.

Ryoo Jung-Hee a 69 anni ha così potuto riabbracciare suo fratello di 81 anni che all’età di 17 anni era stato separato da lei e arruolato nell’esercito della Corea del nord dove tutti credevano fosse morto. “E’ un miracolo! – ha detto la donna subito dopo aver riabbracciato il fratello – Tempo fa abbiamo anche ricevuto il suo certificato di morte… Quando abbiamo saputo che era vivo e che ci stava cercando non potevamo crederci“.

Il conflitto coreano si è concluso nel 1953 con un armistizio  che nel 2009 è stato unilateralmente rinnegato dalla Corea del Nord. Non essendo mai stato firmato un trattato di pace,  i due paesi restano tecnicamente in guerra e per questo dal 1953 non è ammesso nessun contatto diretto tra le loro popolazioni civili. E’ per questo che migliaia di coreani residenti ai margini dei nuovi confini ridisegnati dalla guerra sono stati separati per decenni. La maggior parte di loro purtroppo sono morti senza avere alcuna notizia dei loro parenti, mentre la lista di attesa delle persone sopravvissute continua ad essere lunghissima anche se ogni anno si accorcia. L’anno scorso, per esempio, 3.800 candidati della Corea del Sud inseriti nella lista di attesa sono morti.

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Le visite di questi giorni sono state autorizzate nonostante la ferma condanna della Corea del Nord delle esercitazioni che Seoul sta portando avanti in collaborazione con l’esercito USA. La Corea del Sud ha gradito il gesto distensivo e nei giorni scorsi ha offerto assistenza per arginare un focolaio di afta epizootica sviluppatosi al Nord. Sono piccoli segnali che però non possono ancora essere interpretati come una vera e propria apertura. Resta però l’emozione incredibile di Ryoo Jung-Hee a testimoniare che anche quando la speranza ci abbandona, la vita può riservare incredibili sorprese. E non c’è certificato di morte che tenga.

di Manuele Petri


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