Inshalom o l’assurda partita

Debutto assoluto per Inshalom o l’assurda partita di Maurizio D. Capuano, che lo scorso weekend ha inaugurato la stagione teatrale 2015/2016 del Teatro Rostocco di Acerra (NA) con una pièce magistrale sulla questione palestinese. Un tempismo disarmante, se si considera l’escalation di violenze delle ultime settimane in Cisgiordania e a Gerusalemme. In questo caso, invece, ci troviamo in una località imprecisata fra Gaza e Beersheva, dove, sul confine fra un territorio ed un altro, sorge una fantomatica “centrale di conta delle anime”, all’interno della quale si svolge l’intero spettacolo.

La scena, a cura di Federica Del Gaudio, è scura; cupa. L’unico tocco di colore è rappresentato da una striscia di nastro adesivo rosso sangue che divide in due il pavimento del bunker ed il mondo fuori: da un lato vive il palestinese Nassur (Maurizio D. Capuano), dall’altro l’israeliano Shlomo (Massimiliano Cataliotti); nel mezzo, un giovane soldato americano allampanato, Bob (Francesco Rivieccio), che controlla le entrate e le uscite, agitando un fucile quasi più grande di lui e leggendo fumetti nelle pause dal lavoro. Mentre tengono il conto dei morti per i propri governi, dati che useranno per le loro propagande, Nassur e Shlomo si raccontano, si scontrano, si confrontano in maniera tragicomica. I loro dialoghi non risparmiano nessuno, come del resto non è abituato a fare Capuano, autore del testo, che ha alle spalle la formazione satirica della stand-up comedy ed è membro della compagnia Naviganti in Versi, nonché di ZTN. Improvvisatosi palestinese pur non essendo mai stato in Medio Oriente, è stato in grado di rievocare sulla scena la realtà parossistica dei check-point, dove spesso si finisce per urlarsi addosso frasi e parole senza senso, purché si urli. Il tutto condito con qualche suggestione da Train de Vie e l’ingresso di altri personaggi come la giornalista Ilaria (Laura Tramontano), che troverà a caro prezzo la verità che dice di cercare; la soldatessa israeliana (Filomena Pisani), che forse non ha poi davvero un cuore troppo di ghiaccio; il medico Omar (Gianni Galepro), con un segreto nell’anima, che dopo il bombardamento dell’ospedale di al-Aqsa non sarà mai più lo stesso.

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La convivenza forzata di Nassur e Shlomo, scandita da malintesi, equivoci e piccoli dispetti quotidiani scaverà progressivamente in loro un solco di rispetto reciproco, quasi d’affetto, che non ha però nulla a che vedere con la retorica pacifista che siamo abituati ad ascoltare sul cosiddetto conflitto israelo-palestinese. È qualcosa di umano, semplicemente. Ed è da qui che nasce la parola Inshalom, titolo dello spettacolo: la fusione, ingenuamente creata da Bob, fra l’arabo Inshallah, “se Dio vuole”, e Shalom, “Pace”, lo ciao ebraico. La comicità di linguaggio è senza ombra di dubbio il cavallo di battaglia di questa rappresentazione: artifizi linguistici e parlate “da immigrato” fanno paradossalmente “avvicinare a distanza” il pubblico ad una realtà niente affatto lontana.

“Inshalom o l’assurda partita è nata da un pensiero orribile che mi venne in mente un giorno: guardavo le cifre, il numero dei morti tra le due fazioni in guerra, sembrava quasi una partita a basket o tennis, un’assurda partita a basket o tennis”, dice Capuano. “Le cifre, quelle vere, mi chiedevo dove fossero. Poi mi sono fermato, e mi sono detto che dietro quei cazzo di numeri, c’erano persone, con nomi, cognomi, una vita, che nessuno conoscerà mai. Mi sono reso conto che nessuno, di ‘sta cosa, sa un cazzo. Da qui, la voglia di raccontare qualcosa di cui la gente ha una conoscenza assai parziale, la questione palestinese. La gente, la maggior parte, legge solo che questo o quello s’è fatto esplodere, a me non basta. Non mi basta versare lacrime il giorno della Memoria, guardando Spielberg o Benigni o History Channel. Perché ci sono “giornate della memoria”, che nessuno ricorderà mai. Tutto qui. Con questo, non voglio assolutamente dire d’aver scritto uno spettacolo filo-palestinese: assolutamente no! Ci sono tanti israeliani contrari alla guerra, lo spettacolo è dedicato anche a loro”.


Profilo dell'autore

Annamaria Bianco
Giornalista pubblicista dal 2012 e dallo stesso anno vagabonda fra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Traduttrice, anche. Il cuore come il porto della sua Napoli, scrive per lo più di interculturalità e mondo arabo-islamico.

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